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Recensione: Il purgatorio dell'angelo di Maurizio de Giovanni


Ogni volta che viene pubblicato un nuovo libro di Maurizio de Giovanni, attorno alla storia fiorisce sempre un affetto difficilmente descrivibile.
Da quando nel 2007 è uscito il primo libro del commissario Ricciardi, l'amore per questo personaggio e per le sue vicende nella Napoli degli anni '30 è andato crescendo a dismisura.
"Il purgatorio dell'angelo. Confessioni per il commissario Ricciardi" [Einaudi] è stato annunciato come il penultimo capitolo della serie e non c'è verso di farsene una ragione.
Al contrario, adesso si cerca di gustarsi ogni pagina con ancora più trasporto.
Io sono nel gruppo degli inconsolabili ma la trama è strutturata in maniera tale da guidare il lettore verso una naturale conclusione.

In questo libro siamo a maggio e a Napoli avviene un delitto che tocca quello che è da tutti considerato un angelo: padre Angelo De Lillo viene trovato morto su una scogliera a Posillipo, poco lontano dal convento dei gesuiti dove vive e insegna. Se tutti, soprattutto i nobili della città, lo considerano poco meno di un santo, chi avrà mai potuto architettare un delitto così crudele?
Il commissario Luigi Alfredo Ricciardi è chiamato ad indagare insieme al fido brigadiere Maione. Ma in un maggio che odora di rose e di mare, l'uomo dagli occhi verdi più misteriosi della città deve dipanare anche i nodi del suo cuore. Enrica è persa per sempre? Deve dire addio al sogno di normalità, al desiderio mai abbandonato di serenità con la donna che ama più di ogni cosa al mondo?

Ho tribolato con lui, ho creduto di non avere più speranza di veder realizzato il mio sogno di lettrice, ho pianto, mi sono tormentata nei momenti in cui non potevo leggere, poi ho gioito e ho capito che sia io che il commissario Ricciardi ce la possiamo fare ad arrivare in fondo a questa serie.

Leggete tutta la serie del commissario Ricciardi se volete affezionarvi a personaggi che sentirete poi come parte della vostra famiglia. Ne sentirete la mancanza, credetemi.

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