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Recensione: Sotto lo stesso tetto di Christina Lauren


Un autore/autrice che ci è piaciuto/a in diversi libri, può ancora fare flop nelle nostre preferenze di lettori? Purtroppo sì, e succede sempre più spesso: se leggete le recensioni su Amazon, per esempio, a volte ci sono dei cali drastici di stelline per nomi che fino a quel momento erano al top delle classifiche.
A me è già successo e, a dir la verità, mi dispiace sempre quando mi trovo tra le mani un testo che speravo essere tutt'altro.

"Sotto lo stesso tetto" di Christina Lauren [Leggereditore] finisce nella lista di 'mi aspettavo di meglio' pur avendo tutte le carte in regola per essere una lettura piacevole.
Holland Bakker è ossessionata da un musicista che vede tutti i giorni in metropolitana. È lui, è la sua musica, è il suo aspetto, Holland non saprebbe dirlo ma quando suo zio, noto compositore di Broadway, si trova in difficoltà con il suo musical, non esita a trascinarlo in metro per fare un provino improvvisato al suo musicista preferito. Calvin McLoughlin si rivela un vero e proprio talento musicale e, se non fosse per il suo visto scaduto da quattro anni, potrebbe tranquillamente prendere il posto che gli spetta nel mondo dello spettacolo. Holland pensa allora di proporre a Calvin un matrimonio di interesse, così che lui possa ricevere il suo visto e rimanere a suonare negli Stati Uniti. E lei? Lei avrebbe sotto gli occhi - e sotto le mani - l'uomo che ha sognato per tanti mesi.

"Sotto lo stesso tetto" in teoria è un romance brillante, ambientato sotto le luci della ribalta di New York, con quel pizzico di attrazione ed erotismo che si scatenano in situazioni di equivoci e convivenze forzate. In realtà, il duo che firma col nome di Christina Lauren ci ha abituato a tutto questo, romance divertenti e leggeri ma di qualità [io ne ho letti un paio, Beautiful e Eccitante & divertente]. Stavolta, però, qualcosa è andato storto.

La storia non regge e ha diversi buchi nella trama, ma più di tutto ha pesato la traduzione che, mi dispiace dirlo, ha reso incomprensibili alcuni passaggi. Non c'è bisogno di aver studiato lingue (come ho fatto io) per capire che alcune cose in italiano non filano e, anzi, rendono farraginoso il testo: continuare a chiamare la fede "fascetta matrimoniale" come traduzione letterale di wedding band sa molto di traduttore automatico o di tanta ma tanta inesperienza.

Non posso che augurare prove più brillanti in un prossimo futuro, sia alla coppia Christina Lauren, che finora non mi aveva mai deluso, sia alla traduttrice di questo libro.
Perché sembra facile scrivere - e tradurre - un romanzo rosa, ma evidentemente non lo è.

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