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Recensione: Sara al tramonto di Maurizio de Giovanni


Quanti personaggi convivono all'interno della testa di uno scrittore? Pirandello ci ha insegnato che quando un personaggio si presenta, l'autore ha poco da rimandare, a meno che non riesca a sopportare il lamento continuo di qualcuno che chiede insistentemente di essere ascoltato.

Maurizio de Giovanni, per chi lo segue anche sui social, racconta che per lui è più o meno la stessa cosa: c'è il periodo in cui si presenta il commissario Ricciardi e lui deve dargli voce, poi arrivano gli schiamazzi dal commissariato di Pizzofalcone e allora Maurizio va a parlare coi Bastardi e così via per tutti i suoi racconti. Stavolta, per la prima volta - fatta eccezione per un racconto in una raccolta -  la voce che lo ha interpellato è femminile, Sara.

"Sara al tramonto" [Rizzoli] apre una nuova serie che ha per protagonista Sara Morozzi, ex poliziotta impiegata in una sezione distaccata dei Servizi Segreti, nota nell'ambiente per la straordinaria capacità di leggere le labbra e interpretare i gesti anche a distanza.
Incontriamo Sara seduta su una panchina al parco, al tramonto, mentre aspetta perfettamente immobile. Sara è invisibile ma vede tutto, lo ha sempre fatto, è così che ha scoperto segreti inconfessabili.
Adesso è in pensione e non avrebbe senso indagare su un caso già chiuso dalla polizia, ma dalla sua vecchia squadra le viene chiesto di verificare perché la conclusione dell'indagine, con una ammissione di colpa della presunta assassina, non convince l'ispettore Davide Pardo. E come fa l'assassina, dal carcere, a sapere che la sua bambina, affidata allo zio, è in pericolo di vita?

Pian piano conosciamo questo personaggio che è, allo stesso tempo, enigmatico e semplice, trasparente nella sua precisa volontà di abolire qualsiasi trucco o vezzo femminile e profondamente chiuso in se stesso. Ad affiancarla, nell'indagine e sulla scena narrativa, un personaggio maschile, l'ispettore Pardo, dalle inaspettate profondità emotive, che, secondo me, avranno modo di esplicarsi pienamente anche nei prossimi episodi.

Lo stile di Maurizio de Giovanni non fa ostaggi: o si ama o si odia. Con "Sara al tramonto", uno degli indiscussi maestri del noir italiano dà prova di saper interpretare qualsiasi voce si presti al suo orecchio di autore, che sia quella di un uomo degli anni '30, di un poliziotto ribelle dei giorni nostri o di una apparentemente attempata signora dall'aspetto un po' sciatto.
Sara mi ha preso per mano attraverso le parole del suo autore e adesso non sono sicura di riuscire ad aspettare finché non la rincontrerò ancora.
Ma, del resto, già lo sapevo: De Giovanni crea dipendenza e io sono anni che ne sono conquistata.

Giusto allora Sara ritenne di trovarsi nell'unico magico momento delle ventiquattr'ore in cui forse avrebbe potuto aprirsi. Con una ragazza lontana ma vicina, con cui condivideva un codice genetico altrimenti perduto, che la obbligava a un futuro a cui altrimenti avrebbe rinunciato. Sara al tramonto era diversa. Sara al tramonto aveva nel cuore una porta aperta in cima a una scala a chiocciola, e quella porta era la sua debolezza.

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