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Recensione: Andreas e Zoya. Il fiore di pietra di Francesca Cani


Quando si parla di romanzi storici, è più facile immaginare signorine in crinolina che arrossiscono di fronte a gentiluomini che gentiluomini poi in fondo non sono. Sia ben chiaro, io adoro quel genere di storico, soprattutto se ambientato durante il periodo vittoriano e attigui, ma, praticamente, qualsiasi periodo storico può essere ambientazione e scenario di un romance. 

Ce lo dimostrano con successo i romanzi della saga di Holstein di Francesca Cani, che traggono spunto dalle vicende di Matilde di Canossa, ma anche di Goffredo di Buglione e, in quest'ultimo, dalla presa del potere del Rex Romanorum Lotario II.
"Andreas e Zoya. Il fiore di pietra" [Leggereditore] è il terzo capitolo della saga e ci mostra anche i protagonisti dei precedenti episodi dopo anni dai loro happy ending.

Andreas è, infatti, il figlio di Jonas e nipote di Tristan. Dopo il rapimento subito da bambino insieme a Zoya, Andreas è diventato un duro guerriero che si allena a diventare l'erede al trono dei Naconidi. Zoya non si è più allontanata da quel ragazzo dagli occhi blu che virano al viola, troppo attratta dal senso di protezione che irradia. Un terribile episodio, però, li allontanerà per lunghi anni.
Quando si ritroveranno, Zoya ha delle cicatrici sul volto e Andreas è sparito per lasciare il posto al temibile Der Bär, l'orso che non ha pietà di niente e di nessuno. Zoya, però, quasi senza volerlo, riesce ad aprirsi una breccia in quella corazza invincibile.

L'Orso che tutti temevano era paralizzato da una fanciulla.

Francesca Cani, come nei precedenti capitoli della saga, riesce ad amalgamare perfettamente la storia d'amore dei due protagonisti con la Grande Storia, senza forzare nessuna delle due situazioni.
Apprendiamo così che il Limes Saxoniae è sempre stato un confine conflittuale per il nord Europa e, alla lunga, anche per i territori non ancora definiti del nord Italia. Nelle battaglie di Andreas conosciamo Enrico V come un codardo avverso ai suoi stessi elettori, osteggiato dai baroni e alle cui spalle gli intrighi si fanno sempre più pericolosi. Lotario, che in questo libro è un personaggio ambiguo che alla fine cercherà alleanza con Andreas e gli altri signori del nord, sarà il successore di Enrico V e futuro Rex Romanorum. Quelli che nei libri di Storia sono solo nomi, qui diventano persone parlanti, con caratteristiche e comportamenti che ce li fanno ricordare più di qualsiasi data e battaglia.

L'autrice, oltre a umanizzare i più grandi episodi della Storia, sa dare vita a personaggi romantici e forti, caratterizzandoli con una passione che traspare da ogni parola.
Seguendo le vicende della famiglia di Holstein, questo sembrerebbe essere l'ultimo capitolo, ma mai dire mai. Di sicuro Francesca Cani saprà appassionarci a nuove vicende, portandoci a riscoprire altri capitoli storici della nostra cultura.

Leggete "Andreas e Zoya. Il fiore di pietra" perché ci sono grandi passioni che traspaiono attraverso le pagine di un libro e poco importa che siano quelle dei personaggi descritti o quelle dell'autrice che li descrive. Noi lettori siamo chiamati a far parte di questo lieto fine.

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