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Aprile in boccio



Una primavera che tarda ad arrivare, quando poi finalmente arriva, lascia senza fiato.
La natura ci dà l'esempio che nella vita bisogna sempre lasciare spazio alla speranza di sbocciare, presto o tardi, per giungere alla fioritura che meritiamo.

Da qualche anno, aprile mi si mostra in tutto il suo calore, fatto di luce e di nuovi profumi nell'aria. L'anno scorso ero anch'io sul punto di sbocciare, col pancione che in questo periodo aveva raggiunto una rotondità impressionante. Adesso vedo mia figlia che, in concomitanza con la primavera, fa fiorire le sue prime parole, i suoi primi passi sicuri.

Per Pasqua sono tornata a casa dei miei genitori, nella città che mi ha visto nascere e crescere e che adesso mi intravede spingere un passeggino durante le feste comandate.
Ritornare a casa partendo da casa è un viaggio andata e ritorno che probabilmente non avrà mai un suo verso ben definito.
Ogni volta cerco di capire da dove parto per arrivare dove ma non ho ancora trovato risposta.

Ho ritrovato le mie librerie, i miei libri, esattamente nello stesso posto in cui li avevo lasciati e, al solo toccarli, mi sono ritornati in mente trama e periodo in cui li ho letti, i pomeriggi dopo lo studio, le controre di calore estivo con la carta che prendeva quell'odore particolare.
Tra i miei libri di un tempo ho rivisto la me di allora e un po' mi è venuta voglia di riavermi portando con me quanti più testi possibile ma, per ora, non ci sono riuscita.

Se la casa è dove viviamo, allora ho due case.
Se la casa è dove sono i libri, allora io ho due case.
Se la casa è dov'è il cuore, allora ho due case.

Tra i boccioli di aprile spunta anche questa consapevolezza di dualità che forse non si ricostituirà mai in un intero se non dentro di me.




[Foto di Ian Schneider su Unsplash]

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