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Anteprima: Agnese, una Visconti di Adriana Assini



Agnese, una Visconti
Adriana Assini
Scrittura & Scritture
dal 29 marzo in libreria

La scrittrice italiana che con i suoi romanzi storici di successo 
ha conquistato l’Italia e la Spagna

Una storia di forti emozioni che testimonia quanto fosse pericoloso, 
sul finire del Trecento, essere una donna sola e battersi per le proprie idee.


Dopo i successi di Giulia Tofana. Gli amori, i veleni (2017), Un caffè con Robespierre (2016), il long seller Le rose di Cordova (2007, tre edizioni e sei ristampe, tradotto in Spagna) Adriana Assini, scrittrice e acquerellista di fama internazionale, torna in libreria con un altro intenso romanzo storico su un personaggio femminile poco conosciuto.


1380. A Milano governava Bernabò Visconti. Uomo dalla personalità magnetica, univa a una perenne sete di espansione l’amore per i suoi tanti figli avuti da Beatrice della Scala, “chiamata Regina per il suo portamento regale, l’unica in grado di addomesticare l’eccentrico consorte, a lei il Visconti doveva tutto. Compresa la felicità di essere padre di cinque maschi e dieci femmine”. Fra tutti i figli Agnese era la prediletta perché gli assomigliava nel volto e ancora di più nell’animo. Per lei Bernabò predispose un matrimonio con Francesco Gonzaga, erede di Ludovico II, Capitano del popolo di Mantova, città che ha dato i natali a Virgilio e Sordello.

Il matrimonio in questo caso assicurò non una semplice alleanza ma una vera e propria parentela. Per qualche tempo allo stemma giallo e nero mantovano si affiancò il Biscione Milanese. Ma il matrimonio avvenne tra due poco più che adolescenti: una quindicina d’anni Francesco e diciassette anni Agnese.

“Fu nella sala del trono che Agnese e Francesco si videro per la prima volta, in mezzo a un gioiosissimo frastuono. Entrambi costretti a diventare adulti in fretta per soddisfare la ragion di stato”.

Nell’incantevole città dei laghi i sogni ebbero vita breve. Francesco perseguiva sempre gli interessi di Stato, Agnese invece trascurata e abbandonata, creatura fierissima e indomita, si rivelò presto una spina nel fianco del consorte rifiutandosi di vivere secondo le sue regole.
I rapporti tra i due coniugi si deteriorarono soprattutto quando Gian Galeazzo Visconti, nipote di Bernabò, Signore di Cremona, denominato “conte di Virtù” per le sue doti, con un sordido tranello spodestò da Milano lo zio e lo fece imprigionare nel vecchio castello di Trezzo, dove Bernabò morì per presunto avvelenamento. Ai figli di Bernabò non restò che l’esilio. Chiesero aiuto al cognato Francesco Gonzaga che non solo non mosse un dito, ma stipulò un accordo con Galeazzo. Agnese si vide costretta a combattere contro gli uomini della sua stessa famiglia, che affrontò a viso aperto, dando man forte ai fratelli, ma i margini d’azione della Signora di Mantova divennero sempre più limitati. Sfidò il marito e Gian Galeazzo, chiamando quest’ultimo “conte di sozzure”.

“Sebbene non fosse che una donna sola, Agnese aveva dato pubblica prova di un radicato senso dell’onore. Un sentimento estraneo in quella corte, dove perfino gli uomini più avvezzi all’arroganza abbassavano la cresta di fronte a quelli più influenti di loro”.

Sempre più isolata strinse una corrispondenza di amorosi sensi, tramutatasi in passione con Antonio da Scandiano, un cavaliere aitante e molto bello, incaricato dal Gonzaga di sorvegliare la Signora di Mantova in sua assenza.
Colpita da un susseguirsi di fatti tragici, fra battaglie perse e una passione travolgente, sfidò a viso aperto le convenzioni dell’epoca e i nemici in carne e ossa, senza paura di mettere a repentaglio la sua stessa sorte. 

Con un’attenta cornice storica, complice una scrittura elegante e mai banale, grazie a personaggi storici ben delineati come Bernabò Visconti e Francesco Gonzaga, Adriana Assini in questo suo nuovo romanzo storico ci offre un ritratto inedito di un personaggio storico poco conosciuto dai libri di Storia ufficiale.
Una storia che testimonia quanto fosse pericoloso, sul finire del Trecento, essere una donna sola e battersi per le proprie idee.


Adriana Assini, romana, è apprezzata acquerellista, appassionata di storia e di scrittura. Scrittrice prolifica e con successo nei suoi numerosi romanzi riesce a contemperare la verità storica con le suggestioni della finzione letteraria, aprendo piccole finestre sul passato per farne vividi testimoni dell’epoca narrata, lasciando emergere mentalità e problematiche ancora attuali.
Per Scrittura & Scritture ha pubblicato:
Giulia Tofana. Gli amori, i veleni (2017), oggetto di un master e una tesi di laurea incentrato sulla figura della storica avvelenatrice.
Un caffè con Robespierre (2016) tre ristampe – Premio “L’Unicorno – Rovigo” per il miglior romanzo storico, e Premio “L’Iguana”, promosso dall’Istituto Studi Filosofici di Napoli e Associazione Eleonora Pimentel;
Le rose di Cordova, tradotto anche in spagnolo, che dal 2007 a oggi ha visto succedersi tre edizioni e tre ristampe, raccogliendo il favore di librai, critici e lettori. Incentrato su la figura di Giovanna di Castiglia, definita ingiustamente dalla Storia come La Pazza.

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