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Recensione: Credevo di essere morta (invece mi sbagliavo) di M.P. Black


Le mie letture spesso procedono per tematiche. Mi spiego meglio: ci sono periodi in cui sono "attratta" da alcuni argomenti anziché da altri. Non c'entra la moda letteraria del momento o le classifiche dei bestseller: a volte, voglio - fortissimamente voglio! - leggere delle cose.

Un periodo latente è quello del "fantasy nella realtà" - chi conosce la definizione esatta si faccia avanti! - se possiamo definire così quei libri che, partendo da fatti reali, come potrebbero accaderne a chiunque mentre prende il caffè al bar, arrivano a ipotizzare l'esistenza di forze e mondi altri, non migliori o peggiori, semplicemente diversi.

Su questa scia, non potevo non leggere "Credevo di essere morta (e invece mi sbagliavo)" di M.P. Black [Emma Books].
Susan Brown non è uno stinco di santo, tutta l'acidità che si può immaginare è concentrato in quel corpo perfetto su tacchi alti. E già qui siamo al limite della sopportazione, anche per un lettore che, come me, è abituato a dare molto più di una possibilità a quasi tutti i personaggi dei libri che legge. Sarà il karma o che altro, ma Susan muore la vigilia di Natale e si ritrova in una stazione di servizio del cielo, diciamo così, un luogo di passaggio in attesa della destinazione definitiva.
Chi ha visto "La vita è meravigliosa" e "Il paradiso può attendere" e tutti i film dello stesso filone che sono venuti dopo, facilmente potrà immaginarsi che, dopo lo stupore iniziale, il personaggio che è trapassato, se ne fa una ragione e, anzi, cerca di capire le ragioni di tutto quello che è successo e cambiare le cose che non andavano prima.
Susan no, anche nel limbo cerca di fregare l'angelo guida e anche chi dovrebbe giudicarla, pensando solo a come portarsi a letto un ragazzo incontrato là.

Sono arrivata alla fine del libro perché speravo che M.P. Black in corso d'opera correggesse il tiro di questo personaggio abbastanza irritante, per affidarle magari un messaggio che giustificasse la fatica di arrivare all'ultima pagina, ma la mia speranza è stata disattesa.

Riflettendoci, la colpa è mia. Trattandosi di argomenti che vanno al di là della realtà, cosa si trova dall'altra parte è sempre un'incognita.
A ben pensarci, un po' come succede con ogni libro, dopo aver aperto la prima pagina: il mondo dell'autore che ci apprestiamo a leggere è sempre una terra sconosciuta e a volte può essere piacevole, altre meno.

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