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Quando a casa mia sono arrivate le rondini del commissario Ricciardi...


Prima

- Hai visto che sta per arrivare? (segue sguardo cospiratore)
- Eh sì (sguardo di intesa). Ho iniziato a vedere se trovo la trama, ma niente. On line non c'è ancora niente.
- Io ho letto da qualche parte che sarà l'ultimo...
- Noooooo! Ma come facciamo a stare senza! Ma come fa lui senza di lui... Non può essere, non ci credo! (lo guarda cercando consolazione)
- Guarda che prima o poi 'sta storia deve finire, non è che può andare avanti in eterno.
- Sì, sì, lo so... ma non adesso. Adesso io non sono pronta ancora.
- Comunque io ti volevo solo dire che sta per arrivare, quindi mettiti in condizione...
- Eh stavolta non lo so se ce la faccio. Sono cambiate un sacco di cose dall'ultima volta... (scuote la testa, con poca convinzione)

Dopo

- No, tu devi fare veloce perché io devo parlarne con te!!! (mostra segni di evidente nervosismo)
- Io questo posso fare, e questo faccio! 
- A che sei arrivata?
- ...
- Sì, ma che idea ti stai facendo?!
- Ci devo pensare.
(una mala parola risuona dalla stanza a fianco)

24 ore dopo

- E allora?!
- (sospiro)
- Sì, ma che ne pensi?!?!
- Mi è piaciuto. Tanto.
(si sorridono complici)

Questa scena, con qualche minima variazione, si svolge a casa mia ogni volta che esce un nuovo libro di Maurizio de Giovanni, più precisamente un libro del commissario Ricciardi.
L'epilogo raccontato qui sopra si è svolto ieri sera, dopo che io, battendo di circa 24 ore (!) la velocità di lettura di mio marito, ho finito "Rondini d'inverno. Sipario per il commissario Ricciardi" [Einaudi].

Il commissario Ricciardi è entrato nelle nostre vite nove anni fa e ormai fa parte della famiglia. 
Nel frattempo, abbiamo cambiato casa, abbiamo cambiato nazione, ci siamo sposati e riprodotti e le sue storie sono venute con noi, sempre, perché ormai le emozioni che ci suscita fanno parte del nostro vissuto.

"Rondini d'inverno" ha segnato una bella svolta, per tanti versi, nella storia di Ricciardi. Finalmente il bel commissario sembra prendere in mano il suo tormento e conviverci senza farsi sopraffare, soprattutto senza lasciare che sovrasti la sua felicità.
La grande Storia preme sempre di più ai bordi delle vite di tutti i personaggi e, libro dopo libro, sta penetrando sempre più all'interno, come un pungiglione avvelenato e mortale che entra pian piano nella pelle. Sappiamo che la violenza del fascismo esploderà e tremo a immaginare quali conseguenze avrà nelle vite di quei personaggi che, per noi lettori, grazie alla maestria dell'autore, sono diventati persone a cui siamo affezionati.

L'amore la fa da padrone in questo capitolo intensissimo e appassionato. L'amore tradito, l'amore appena nato, l'amore che trova ragione di se stesso in un sorriso, in uno sguardo verde sotto un lampione in un vicolo appartato. Ricciardi e tutti quelli che gli ruotano attorno sembrano sussurrarci che l'amore è la forza più vitale e distruttiva che possa esistere.

Forse perché è ambientata negli ultimi giorni di dicembre, ma l'ineluttabilità della fine dell'anno mi è sembrata trasporsi anche a questo capitolo della saga del commissario dagli occhi verdi.
Del resto, sappiamo che prima o poi l'autore trasformerà il commissario Ricciardi in un sogno bellissimo che noi lettori abbiamo vissuto insieme a lui, ma non ancora. Quel tempo - fortunatamente! - non è ancora arrivato e gli siamo grati per questo.
Gli siamo grati per la possibilità di passeggiare ancora nella Napoli degli anni '30, popolata, ora come allora, da fantasmi e da sentimenti così tangibili da fare male. Per la delicatezza dei sentimenti che sa descrivere. È quella delicatezza che più infiamma. Gli siamo grati per lo sguardo innamorato che ci regala ogni volta.
E gli siamo grati per decine di altre cose che non si possono mettere giù a parole, ma che, ogni volta che leggiamo una storia di Luigi Alfredo Ricciardi, risalgono ben a galla fino al cuore.

- Sì, ma ora quanto dobbiamo aspettare per sapere come andrà a finire?
- Mo non incominciare!!!

E vorrei chiederlo all'autore, quanto ci farà aspettare questa volta, ma non fa niente.
Aspetteremo quanto dobbiamo aspettare, basta che la rondine di Ricciardi torni ancora.

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