Passa ai contenuti principali

Napoli-New York. Amore al peperoncino di Pamela Boiocchi e Michela Piazza


Se ti chiami Maria Gennara Caruso, vivi a New York e fai lo chef in un ristorante italiano, hai poca scelta se non essere quello che sei: una italiana che gli americani identificheranno con uno stereotipo.
Forse per questo Mary Jane si sforza di essere aperta a tutte le esperienze, in cucina e fuori. Ma quando la sua amica Sandy le presenta Rick, un cowboy di quelli visti solo al cinema, la situazione le sfugge di mano.

"Napoli-New York. Amore al peperoncino" di Pamela Boiocchi e Michela Piazza [Rizzoli YouFeel RELOADED] inizia così, con una serie di cliché sull'eterno match Italia vs Usa in cui nessuna delle due parti riesce mai a segnare il punto decisivo.
Pubblicato come self su Amazon, questo romance leggero e scorrevole trova nuova vita nel mood ironico della collana dedicata ai libri perfetti per ogni umore.

«La cucina è una faccenda completamente personale. Non si prepara un piatto solo con ingredienti e attrezzi! Lo si prepara con il cuore, con i sentimenti, con la propria storia e con la propria visione del mondo.»

"Napoli-New York. Amore al peperoncino" prosegue sul filo della contrapposizione tra Mary Jane, passionale e così incasinata nella vita personale quanto perfezionista ai fornelli, e Rick, che si rivela essere il nuovo ricchissimo proprietario del ristorante dove lei lavora. Ed è stata forse proprio questa contrapposizione a non convincermi del tutto, forse perché, a parer mio, troppo giocata sugli stereotipi e poco sull'effettivo carattere dei personaggi. 
Certo, è pur vero che esistono persone che non sono altro che banali rappresentazioni di abitudini nazionali, ma forse io in un libro ironico cerco altro. In più, da napoletana, leggere di Napoli e soprattutto trovarmi sotto gli occhi la scrittura del dialetto riprodotto non correttamente, è stata una mossa azzardata che, come lettrice accorta, avrei dovuto evitare, me ne rendo conto solo ora.

Tuttavia, non lasciatevi scoraggiare: questo romance è godibilissimo per un pomeriggio all'insegna della spensieratezza e vi strapperà anche qualche sorriso divertito.

Commenti

Ti potrebbero interessare anche:

Related Posts Plugin for WordPress, Blogger...

Post popolari in questo blog

Recensione: Il purgatorio dell'angelo di Maurizio de Giovanni

Ogni volta che viene pubblicato un nuovo libro di Maurizio de Giovanni, attorno alla storia fiorisce sempre un affetto difficilmente descrivibile.
Da quando nel 2007 è uscito il primo libro del commissario Ricciardi, l'amore per questo personaggio e per le sue vicende nella Napoli degli anni '30 è andato crescendo a dismisura.
"Il purgatorio dell'angelo. Confessioni per il commissario Ricciardi" [Einaudi] è stato annunciato come il penultimo capitolo della serie e non c'è verso di farsene una ragione.
Al contrario, adesso si cerca di gustarsi ogni pagina con ancora più trasporto.
Io sono nel gruppo degli inconsolabili ma la trama è strutturata in maniera tale da guidare il lettore verso una naturale conclusione.

In questo libro siamo a maggio e a Napoli avviene un delitto che tocca quello che è da tutti considerato un angelo: padre Angelo De Lillo viene trovato morto su una scogliera a Posillipo, poco lontano dal convento dei gesuiti dove vive e insegna. Se t…

Recensione: Il tavolo del faraone di Georgette Heyer

Georgette Heyer per me, finora, era solo una leggenda di cui avevo letto pochi capitoli in giro. Una mia inammissibile mancanza, lo confesso. Finora. "Il tavolo del faraone" [Astoria] - il titolo originale è Faro's Daughter - è il mio battesimo Heyer e, da amante del romance storico, non potrei essere più entusiasta. C'è tutto: l'ambientazione in Inghilterra durante il periodo della Reggenza, la nobiltà dei personaggi, gli equivoci, l'ironia, lo spirito arguto dei dialoghi.  Devo riconoscere alla traduttrice Anna Luisa Zazo l'enorme merito di aver conservato tutte queste caratteristiche heyeriane, perché vi assicuro che non è per niente facile riportare in un'altra lingua dei tratti così particolari di una storia che, in definitiva, la rendono il capolavoro che è.
Mi sono trovata, così, immersa completamente nelle vicende che hanno costretto Deborah Grantham a lavorare in una casa da gioco tenuta, suo malgrado, dalla zia, Eliza Bellingham. È nella casa…