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La ragazza del treno di Paula Hawkins


Un libro può dare i brividi? Può trasmettere una tale tensione da sentirsi quasi assediati?
C'è una sola risposta: se è un buon libro, sì.

Un buon libro, un libro scritto bene, è capace di prendere il lettore e catapultarlo in qualsiasi posto è ambientato, che sia la prigione di Alcatraz, un fiordo in Islanda o un bungalow ai Caraibi.
Un buon libro è in grado di far sentire al lettore i pensieri che passano nella testa dei protagonisti, che siano killer psicopatici, anziani sull'orlo della fine o donne sole e depresse.
Un libro scritto bene può farvi salire su un treno che ogni giorno parte dalla periferia inglese per arrivare nella metropoli, a Londra, e riesce a farvi sentire il disagio di una donna, Rachel, che vi sale ogni giorno con una metà ben precisa.

"La ragazza del treno" di Paula Hawkins [Piemme] è stato il caso letterario della scorsa estate - al  vertice della classifica dei bestseller del New York Times per 13 settimane - e, benché mi abbia sempre incuriosito, non mi sembrava mai il momento adatto per leggerlo. Finora, almeno.

In breve, mi sono trovata sullo stesso treno di Rachel Watson, 32 anni, seri problemi di alcolismo e ansia, con la testa girata verso lo stesso finestrino dietro cui scorrono le case e le vite degli abitanti delle periferie di Londra. Come fotogrammi troppo veloci per poterne afferrare i dettagli, le case scorrono davanti agli occhi di Rachel - e miei - fino a rallentare fatalmente nei pressi di un giardino sul retro di una casa, con una terrazza su cui una coppia ogni giorno fa colazione. Ogni giorno, tranne uno.

Il thriller psicologico si fonda, a parer mio, sull'immaginare quello che potrebbe essere successo e non è mai un'immaginazione felice, credete a me. Così, la mente di Rachel - e del lettore, la mia - parte alla ricerca di tutte le ipotesi possibili sia per l'interessamento della ragazza per quella casa e per quella coppia in particolare, sia per la sparizione della donna.
Sì, perché qualche giorno dopo Rachel vede sul giornale l'annuncio di sparizione proprio della donna che lei osservava ogni giorno dal treno ed è lì che anche noi iniziamo ad ipotizzare che forse, tra Rachel e le immagini che scorrono non c'è un vero e proprio vetro divisorio.

Fino alla fine, questo libro vi incatena alla trama a doppia mandata, perché non volete credere che sia possibile quello che ha tutte le caratteristiche per essere possibile, e perché volete scoprire la falla che vi farà giungere alla soluzione prima che Paula Hawkins ve la riveli nero su bianco.

Capisco perfettamente perché "La ragazza del treno" non solo è stato un caso letterario, ma è diventato la pietra di paragone per altri libri dello stesso genere che sono stati pubblicati in seguito.
Il successo meritato di questo libro mi spinge a chiedermi perché l'autrice non sia ancora uscita con un nuovo testo, ma in quel successo - e nell'aspettativa che poi si è creata attorno - c'è anche la risposta a questa lunga attesa.

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