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Chi ha bisogno di groupie nella vita?


Con il termine groupie si sono identificate, a partire dagli anni Sessanta, le ragazze che accompagnavano le rockstar in gran parte delle loro tournée, assecondandone con entusiasmo la vita sregolata e le sfrenatezze sessuali, e divenendo quindi vere e proprie componenti del loro entourage [Wikipedia]. 
Le rockstar hanno le groupie. O almeno, le rockstar degne di questo nome.
Ne hanno bisogno, le rockstar, di qualcuno che confermi continuamente quanto siano famose, quanto non debbano chiedere mai.

E poi ci sono quelli che, pur non sapendo suonare nemmeno una nota, salgono sul palco della propria vita solo se sotto ci sono le proprie groupie.
Amicizie e conoscenze, colleghi e colleghe, la mamma dell'amica della collega e la cugina del ragazzo  del benzinaio sotto casa, il ragazzo del bar che porta il caffè e che ha chiesto l'amicizia su Facebook- che fai, non l'accetti?! -, la zia della ragazza del terzo piano. Tutti. Tutti a supporto sui social.
Basta la foto del cane che fa la cacca sul divano - "birichino", "ma come gli vengono in mente?!", "ti sei preso/a il cane come te!" (Sic!) - o della colazione con una fetta biscottata grigia su un tavolo macchiato, ed ecco l'orda di groupie mediatiche che si scatenano con valanghe di like e commenti.

L'apoteosi sfiora l'isterismo di like con le foto dei bambini.
Pure se nella foto ha la stessa smorfia sdentata e poco simpatica del campanaro di Notre Dame, niente. Dagli 80 ai 120 like.
E come si possono definire tali consensi di massa se non groupismo? 
Poco importa che nella vita l'autore/autrice della foto sia il/la più grande stronzo/a e che per strada non saluti nessuno - forte dei 150like anche per la carta igienica che ha pubblicato-, le foto vanno omaggiate. E questo omaggio va oltre gli impegni lavorativi o personali, quegli stessi impellenti fatiche che usano come scusa con chiunque faccia loro notare che non rispondono ai messaggi o non partecipano agli eventi. "Ma io non sto mai su Facebook/ Instagram/ Whatsapp!!!" è la frase che accompagna lo sguardo che si appoggia accusatore su chi ha osato immaginare che magari, oltre a commentare e approvare ogni insulsaggine della star mediatica, potrebbero pure degnarsi di fare qualcos'altro.

I fenomeni sociali sui social sono la cosa che più mi incuriosisce, soprattutto quando riguardano le persone che conosco - o conoscevo - anche nella vita reale.
Quelle persone che, se sono passate dal presente al passato, in alcuni casi, è stato proprio a causa del loro atteggiamento sui social che si è proiettato, stranamente, anche nella vita fuori.

È stato quello il loro errore: relegare l'interesse verso le persone esclusivamente al groupismo più ignorante e tutto il resto non esiste più.
Non posso che augurarvi che la vostra vita sociale sia solo quella che appare sui social.
Ben poca cosa, a parer mio, rispetto alla bellezza della vita vera.

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