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Un caffè con Robespierre di Adriana Assini


Quando Oscar François de Jarjayes muore sotto la Bastiglia il 14 luglio del 1789, la Grande Storia prende il sopravvento nella storia di uno dei cartoni animati più amati dalle bambine degli anni '80.
Pur avendo visto "Lady Oscar" innumerevoli volte, non posso impedirmi di versare lacrime a fiumi nelle ultime scene. E dopo che succede?

Dopo, Parigi è nelle mani dei rivoluzionari che, nati incendiari, diventano pompieri e spengono col terrore i fuochi che ardono sotto il vento del desiderio di giustizia.
"Un caffè con Roberspierre" di Adriana Assini [Scrittura & Scritture] inizia qualche anno dopo rispetto a quell'ultima scena di Lady Oscar, nel 1793, e descrive la vita a Parigi attraverso gli occhi di Manon Liotard, modista di Maria Antonietta fino alla sua caduta, di suo marito Bertrand Blondel, il miglior cuoco delle cucine di Versailles, e dei loro amici. 
Tutti sono più o meno coinvolti nello spirito della rivoluzione che ha sconvolto gli equilibri politici e sociali, ma anche gli animi della gente.

Prova ne sia l'animo inquieto di Manon che, politicamente infervorata ed emotivamente appassionata, si lascia coinvolgere dai venti che spazzano le strade e i bistrot parigini. Quando poi scopre che Maximilien de Robespierre detto l'Incorruttibile abita poco lontano da casa sua, il desiderio di sapere di più su di lui, il sogno di incontrarlo, diventano impellenti.
Eppure non è Robespierre a impensierire suo marito Bertrand, ma la lontananza di pensiero che è pian piano diventata lontananza del cuore. I coniugi Blondel sembrano lontanissimi pur condividendo la stessa casa. 
Dopo una serie di eventi che lasciano il lettore in attesa di un colpo di scena, Bertrand decide di essere lui, finalmente, il vento di rivoluzione nella vita della moglie. Così, parte per Napoli.
La vita è una farsa. Se la prendi sul serio ti ammazza anzitempo. L'unica consolazione è che nessuno viene esentato dalla recita, né ha la facoltà di cambiare palcoscenico.
A Napoli la situazione è estremamente diversa dalla capitale francese: Ferdinando, il re nasone, ama mescolarsi tra i lazzari e mangiare la pizza con le mani per strada, mentre sua moglie Maria Carolina, in lutto per la decapitazione della sorella per mano dei francesi, sospetta di tutti e applica ciecamente la censura alla cultura. Ma il popolo napoletano non si lascia scoraggiare dai dettami dell'austriaca e continua a vivere facendo quello che più gli pare per far vincere sempre e solo la vita.


Bertrand a Napoli rinasce, si apre a nuove idee così come a nuovi sapori e abitudini e, sotto il sole napoletano, tra le scosse del Vesuvio e le scoperte culinarie, capisce che la distanza gli ha aperto gli occhi sulla vita che già aveva.
E poi c'era il vulcano. Maestoso, inquietante, dominava il mare. A suo capriccio, lanciava un monito severo attraverso alti pennacchi di fumo: la vita di ogni anima dipendeva da quanto succedeva nella sua pancia scoppiettante di fiamme.
E Manon? A Parigi il boia lavora a pieno regime e nessuno è più al sicuro. La modista, che sognava l'eccitazione delle rivolte e che si era lasciata travolgere dalla passione clandestina, è colta da una violentissima nostalgia per la calma di quella vita familiare che aveva sempre voluto evadere.

"Un caffè con Robespierre" è un romanzo storico che ha ben poco della pesantezza di certe lezioni a scuola, eppure arricchisce sapientemente quello che ognuno di noi ha appreso tra i banchi.
Il periodo della Rivoluzione Francese è uno dei capitoli della Storia che mi ha sempre affascinato in maniera viscerale. Avere la possibilità di sbirciare in una casa parigina, di parlare con la gente comune che, a volte suo malgrado, ha subito l'onda d'urto fortissima della rivoluzione, è un privilegio che solo la grande scrittura può concedere a noi lettori.
Adriana Assini cammina al nostro fianco, prima per le rue e ruelle di Parigi e poi per i vicoli e i bassi di Napoli e non ho potuto che apprezzare la passeggiata.

Un grande senso di leggerezza d'animo e una speranza fortissima chiudono le pagine di questo libro e restano col lettore che, magari, vorrebbe ancora sbirciare nella vite di Manon e Bertrand.

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