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Non è niente


Non è quando ce li prescrivono, che abbiamo bisogno degli antidolorifici.

A volte il trauma è sordo e non vogliamo alleviare lo stordimento che ci provoca.
Torna a pulsare quando pensiamo che la cicatrice stia scomparendo, acuto, pungente, nonostante da fuori non si veda più niente.

È allora che una pillola fa la differenza, è allora che il dolore vuole essere sconfitto in qualche modo, fosse anche solo soffocato in una dose di zucchero da cariare i denti o in una corsa aria in faccia e polmoni che bruciano.

Una pillola contro il dolore, per me, ha soprattutto la forma di un libro.

Passano gli anni, eppure quel granello di polvere nell'occhio continua a farci lacrimare, come se il vento che lo avesse portato soffiasse ancora.
Passano gli anni e non riusciamo a cancellare quelle classifiche che ci volevano sempre al secondo posto, in amore, nelle amicizie, nei passaggi da prendere e dare per le serate in disco.
Sono passati anni, eppure quelle classifiche le abbiamo viste ricopiate diligentemente sulle agende, impresse sui tableau mariage e, in seguito, disegnate sui palloncini dei battesimi.


Di acqua sotto i ponti ne è passata a diluvi e c'è chi ancora affigge sulla sua porta chiusa quelle classifiche come Lutero le 95 tesi sul portone della chiesa del castello di Wittenberg. E le tengono lì, quelle classifiche, come se così allontanassero ogni preoccupazione.
Tra i diluvi e gli alluvioni, l'acqua sotto i ponti, fortunatamente, ha portato con sé anche la consapevolezza della pochezza dei classificatori.

Se ci sono primi e secondi posti, non è amore e non è amicizia. Non è niente.

Le prescrizioni dei medici, così come i consigli dei saggi, non servono subito.
La sottile delusione che striscia fredda lungo la schiena non si presenta subito.
E non subito richiede di essere silenziata.


Ora è il momento del silenzio.
È il momento che ogni dolore smetta di fare male.
O meglio, è il momento perfetto per smettere di pensare che faccia ancora male, perché non è così.
Non è niente.

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