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Viaggiando controsenso.


In autobus, spesso me ne sto col naso attaccato ai vetri, per guardare fuori. 
È un'abitudine che ho sempre avuto e non mi stanca mai guardare e riguardare lo stesso paesaggio.

Qualche giorno fa mi è capitato di sedermi in un posto contrario al senso di marcia e, ad un certo punto, ho avuto la nausea. Per sbrigare della corrispondenza arretrata, infatti, ero con gli occhi fissi sullo smartphone, per leggere e scrivere mail, e le lettere hanno iniziato a ballarmi davanti agli occhi.
Mi sono ricordata di quando, da piccola, mia mamma mi diceva di guardare sempre avanti sugli autobus, per non soffrire il mal d'auto, ma ci ho creduto poco. Da allora, ho preso autobus, treni, auto, barche, navi, aerei, viaggiando nelle condizioni più diverse e non mi sono mai sentita male.

Oggi mi è capitato ancora di sedermi controsenso, ma ho messo da parte il telefono e mi sono goduta il viaggio guardando fuori.
Nessuna nausea né malessere. Lo stesso paesaggio già visto centinaia di volte ha assunto sfumature diverse. Angoli mai visti nei soliti incroci. Finestre aperte su vite mai immaginate.
Viaggiando controsenso ho visto le cose che di solito mi sfuggono. Erano là da sempre, ma io non le vedevo e credevo che non esistessero.
Che la vita è un incrocio di prospettive, lo so da tempo.
Così come ho imparato che la felicità si trova in quegli angoli dove non avevi mai pensato di guardare.

Mentre l'autobus procedeva, ho pensato al paradosso di avanzare continuando a guardarmi indietro. Poi però mi sono resa conto che contava solo la strada che restava da fare, perché all'indietro guardavo per arricchirmi di nuovi dettagli pieni di meraviglia.
Viaggiando controsenso, gli occhi hanno più tempo per osservare le cose, si concedono una seconda possibilità per lasciarsi incantare e sorprendere.
Viaggiare controsenso, senza nausea, con tutti i sensi all'erta, è qualcosa che sto ancora imparando, ma ho già messo in tasca le distrazioni e mi godo la strada da fare con la meraviglia negli occhi.

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