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Straluna di Giuseppe Pompameo


Ci sono storie che non hanno radici eppure restano ancorate da qualche parte, tra l'animo e la testa, e difficilmente riuscirete a liberarvi dalla sensazione che avete provato mentre le leggevate.
A me è successo esattamente questo con il nuovo libro di Giuseppe Pompameo, "Straluna" [Scrittura & Scritture].

Octavio Serna è il postino di Nuvàl, un bizzarro paesino sospeso tra il silenzio e la lentezza del tempo che lì scorre in maniera diversa. Ma il lavoro di Octavio si trascina in maniera sgangherata, come la bicicletta con cui se ne va in giro e il motivo è perché a Nuvàl non arrivano e non partono lettere. Da anni, ormai, sono i ricordi - e i rimpianti - l'unico mezzo di comunicazione degli abitanti di Nuvàl, a partire da Octavio che racconta a tutti la nostalgia per suo fratello Olindo, partito per New Orleans e mai più ritornato.
Pian piano, attraverso la voce dell'autore che ci presenta i personaggi, ci rendiamo conto che a Nuvàl si vive di ricordi e di immaginazione, di passati imperfetti nella loro incompiutezza e di se ipotetici.
Nuvàl. Una località vagamente somigliante a tante altre, con file di balconi infiorati infolati dal vento a giorni alterni, la piccola piazza su cui si affacciava, come dentro una cartolina dai colori pastello, il palazzo del Municipio, e, intorno, un reticolo asimmetrico di stradine e viuzze, piene zeppe di botteghe artigiane. 
Quando si arriva a Nuvàl, si perde il cognome e la data di nascita, così che anche l'età diventa ipotetica, non è più quella data dai numeri ma dal modo di essere. Anche la banca di Nuvàl è solo un'ipotesi di banca e quando sparisce l'identità anagrafica e le regole economiche, significa che tutto è possibile, anche l'impossibile. In effetti, sia gli abitanti di Nuvàl che i rarissimi viaggiatori di passaggio sanno che la realtà in quel posto è una scommessa continua.

Gli abitanti di Nuvàl sono arrivati in città quando la realtà che fino ad un certo momento conoscevano è sfumata in una marea di dolorosi rimpianti. Per questo si sono rifugiati nei ricordi, immutabili e fissati in un passato che non possono cambiare. E quella città ipotetica è lo scenario ideale per farsi sfilare davanti agli occhi immagini che non sono reali.

Le storie che compongono la trama di "Straluna" non hanno radici perché le anime non ne hanno, fluttuano e vivono senza avere niente di terreno. Così come fluttua il genere letterario in cui potrebbe collocarsi questo libro, tra la magia dei personaggi della letteratura sudamericana e "Le città invisibili" di Italo Calvino.

Leggere "Straluna" mi ha regalato sensazioni diverse, piacevoli per quanto può essere piacevole il gusto amaro dei rimpianti con lo zucchero a velo impalpabile dei ricordi.
E se Nuvàl è un nido di case appollaiato in un'ansa di silenzio, i suoi abitanti possono essere spiriti, entità che vivono di puro sentire.

La scrittura di Giuseppe Pompameo in "Straluna" spalma di balsamo le ferite che aveva provocato con "E per dolce mangia un cuore", in una chiusa circolare che apre la via a nuove prospettive di letture future.

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