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Oggi non ho memoria...


La prima volta che andai alla sinagoga di Napoli, mi sorpresi profondamente nell'ascoltare le parole del rabbino che parlava del popolo ebraico senza alcuna sequenza temporale.
Tra il popolo ebraico fuggito alla schiavitù d'Egitto e il popolo ebraico che animava le celebrazioni nella sinagoga di Napoli, non c'era alcuna differenza.
Tra il dolore di vite spezzate mille o una sessantina di anni fa e oggi, non c'è nessuna differenza, perché non c'è nessuna distanza.
Perché non c'è distanza cronologica se non c'è distanza emotiva.
Oggi non ho memoria perché la memoria non funziona così. Almeno non la mia.
Non si piazza nella testa, in un compartimento stagno da aprire solo un giorno e poi richiuderlo.
La mia memoria si trova da qualche parte a metà tra la testa e il cuore, fluttua senza alcuna continuità né programmazione, a ondate mi rimanda immagini di quando avevo quattro anni e di quell'unica estate di follia e amicizia in giro per i locali della costiera napoletana, mi fa risentire discorsi fatti ieri con mio marito e conversazioni avute una ventina di anni fa con gente che non frequento più. E per tutto ciò provo gioia, nostalgia, divertimento, dolore, indipendentemente dal tempo che è trascorso fino ad oggi.

Celebrare la Giornata della Memoria oggi e poi richiudere quel cassetto fino al prossimo anno, non ha alcun senso. La vergogna per la crudeltà umana ce la portiamo addosso ogni giorno, così come il dolore.
Il tempo del cuore non è un numero sul calendario che arriva una volta l'anno.

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