Passa ai contenuti principali

Pappa al pomodoro di Anja Massetani


Spesso si dice che non si torna indietro nemmeno per prendere la rincorsa.
Ma se indietro abbiamo lasciato un pezzo della nostra vita, forse è giusto fare un viaggio a ritroso nel tempo e nello spazio.
Così, quando a Cosimo Pacini si presenta l'occasione di tornare finalmente a Firenze per occuparsi del ristorante dello zio appena defunto, lui la coglie. E poco importa se è un pasticciere e là dovrebbe fare il cuoco improvvisato, per di più in un ristorante sull'orlo del fallimento. Lui a Firenze ha lasciato un pezzo di cuore e le origini della sua passione per la cucina sono nate proprio là.

"Pappa al pomodoro. La ricetta del ritorno" di Anja Massetani [Emma Books] è un libro delicato, eppure deciso, come il sapore della pappa al pomodoro.
L'Osteria La Tentazione è da tempo che non è più una tentazione per i suoi clienti, forse soprattutto a causa del caratteraccio di Renzo Pacini, lo zio di Cosimo, improvvisamente deceduto che ha lasciato al nipote lontano una bella gatta da pelare.
Finalmente, Cosimo aveva tra le mani l'occasione di tornare a vivere a Firenze e non poteva buttarla via.
Ma Cosimo ha la buona intuizione di rivolgersi a una azienda di prodotti biologici e lì si imbatte negli occhi incredibilmente verdi di Angelia Giovannelli. Purtroppo Renzo aveva fatto danni pure là e gli inizi della loro conoscenza non sono dei migliori.
La pappa al pomodoro e il desiderio di ridare un futuro all'osteria, però, sono più forti di tutto e tra Angelia e Cosimo sembra instaurarsi una tregua fatta di una sottile e innegabile attrazione.

L'amore, si sa, passa anche attraverso gli odori e i sapori e quelli che iniziano ad uscire dalla cucina della Tentazione, fanno venire l'acquolina in bocca a tutti.
Cosimo torna a casa quando assaggia di nuovo la pappa al pomodoro, stavolta preparata da lui stesso e gli occhi di Angelia gli promettono un nuovo futuro.

Anche questo capitolo del Ricettario del Cuore di Emma Books in occasione di Expo2015 lascia sul palato un sapore dolce, forse un po' malinconico, con nuove e inaspettate declinazioni di gusto che ogni reinterpretazione personale di una ricetta ha.
È il rimedio perfetto per chi ha di fronte un'opportunità inaspettata, sperata, ma anche difficile da gestire. È la ricetta del sogno che si avvera, del ritrovo delle proprie radici, della vita che si completa.

Commenti

Posta un commento

Ti potrebbero interessare anche:

Related Posts Plugin for WordPress, Blogger...

Post popolari in questo blog

Recensione: Il purgatorio dell'angelo di Maurizio de Giovanni

Ogni volta che viene pubblicato un nuovo libro di Maurizio de Giovanni, attorno alla storia fiorisce sempre un affetto difficilmente descrivibile.
Da quando nel 2007 è uscito il primo libro del commissario Ricciardi, l'amore per questo personaggio e per le sue vicende nella Napoli degli anni '30 è andato crescendo a dismisura.
"Il purgatorio dell'angelo. Confessioni per il commissario Ricciardi" [Einaudi] è stato annunciato come il penultimo capitolo della serie e non c'è verso di farsene una ragione.
Al contrario, adesso si cerca di gustarsi ogni pagina con ancora più trasporto.
Io sono nel gruppo degli inconsolabili ma la trama è strutturata in maniera tale da guidare il lettore verso una naturale conclusione.

In questo libro siamo a maggio e a Napoli avviene un delitto che tocca quello che è da tutti considerato un angelo: padre Angelo De Lillo viene trovato morto su una scogliera a Posillipo, poco lontano dal convento dei gesuiti dove vive e insegna. Se t…

Recensione: Il tavolo del faraone di Georgette Heyer

Georgette Heyer per me, finora, era solo una leggenda di cui avevo letto pochi capitoli in giro. Una mia inammissibile mancanza, lo confesso. Finora. "Il tavolo del faraone" [Astoria] - il titolo originale è Faro's Daughter - è il mio battesimo Heyer e, da amante del romance storico, non potrei essere più entusiasta. C'è tutto: l'ambientazione in Inghilterra durante il periodo della Reggenza, la nobiltà dei personaggi, gli equivoci, l'ironia, lo spirito arguto dei dialoghi.  Devo riconoscere alla traduttrice Anna Luisa Zazo l'enorme merito di aver conservato tutte queste caratteristiche heyeriane, perché vi assicuro che non è per niente facile riportare in un'altra lingua dei tratti così particolari di una storia che, in definitiva, la rendono il capolavoro che è.
Mi sono trovata, così, immersa completamente nelle vicende che hanno costretto Deborah Grantham a lavorare in una casa da gioco tenuta, suo malgrado, dalla zia, Eliza Bellingham. È nella casa…