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Se non la gracile sua nudità di Carla Marcone


Il silenzio attraversa il vicolo fetido di piscio che appesta perfino il buio, in agguato dietro ogni angolo. Ma Nina è abituata a quel tanfo, le è familiare, perché l’accompagna tutte le notti, fino alla porta della solitudine che chiama casa.
Fruga nella borsetta, infila la chiave nella toppa e il mondo fuori. 
Fuori dagli occhi che accendono voglia e desiderio. Fuori dalla bocca, tormento di carne e di sangue, che ancora ha il sapore dei gemiti dell’ultimo cliente. Fuori dalle mani che accarezzano senza amore, dalle braccia, dalle gambe … da quell'anima, maledetta anima che le abita dentro. Fuori dalla pelle, pelle da donna, bianca come può essere la pelle di una donna... Fuori dalla fiamma dei capelli che è solo una parrucca, che è solo un’altra maschera, un’altra bugia. 
Fuori! Fuori! 
Fuori da lei che per lui non è più lei. 
Smette l’abito intriso di profumo sciupato e si avvicina claudicante allo specchio. Ha il cuore ed un tacco spezzati. 
Non vuole guardare, Nina. 
Le manca il coraggio. 
Teme lo scempio dolente della faccia e del corpo, sebbene l’abbia già visto, sebbene siano tre giorni che se lo porta, incancellabile, addosso. 
Eppure lo amava. Eppure avrebbe fatto tutto per lui. 
Amava il suo passo sicuro, la sua pelle intrisa di pioggia e di cielo, e il sorriso accolto da quegli occhi che le erano sembrati sinceri. Aveva abbandonato la strada, i letti stranieri, e quella vita di vita che poi non era la sua vita, ma l’unica vita che sapesse vivere, per lui, solo per lui. 
Piange adesso, Nina.
Lacrime di sale.
Lunghe di rabbia.
Lente di delusione. 
Perché l’amore non ingiuria, non schernisce, né maledice. Perché l’amore non condanna e non punisce. Perché l’amore ama. Perché l'amore è un demone senza perché. 
Tutto gli aveva confessato … quasi. Tutto lui aveva accettato: la strada, i letti stranieri e quella vita di vita che poi non era la sua vita, ma l’unica che sapesse vivere. 
Per settimane non si erano saziati che di baci. 
Baci furenti di inappagato desiderio. 
Per settimane si erano tenuti per mano, come scolaretti inconsapevoli delle gioie dell’amore. Perché lui non le era saltato addosso, perché lui voleva trattarla da donna onesta, perché lui – Un giorno ti sposerò. 
Tante parole.
Sussurrate e gridate di felicità. 
Tante. Belle. Parole. 
Parole cancellate, picchiate, sputate, e lasciate esanimi su un marciapiede, ed era tre giorni fa, da quel quasi omesso, un po’ per pudore un po’ per illusione. 
Adesso solleva gli occhi, Nina. 
È lì, adesso.
Nina dentro allo specchio. 
È lì, proprio lì, davanti a quella bugia che le pende tra le cosce.
Davanti alla gracile sua nudità.


Questo racconto è già stato pubblicato dalla rivista letteraria "La fornace".

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