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Le terzine perdute di Dante di Bianca Garavelli


Cosa c'entra Dante con la ricerca più avanzata delle particelle elementari e dell'antimateria?
Non siate scettici, Dante era una mente eccelsa per il suo tempo - e anche per il nostro - e non è detto che passato, presente e futuro, in qualche modo, non possano passeggiare sulla stessa linea temporale.

"Le terzine perdute di Dante" di Bianca Garavelli [Rizzoli BUR] è un thriller storico che ipotizza, in maniera filologicamente impeccabile e scientificamente credibile, che Dante abbia sparso nella sua opera più famosa degli indizi per salvare l'umanità da se stessa.

Nel 1309, Dante è a Parigi, esiliato, solo, sfiduciato e spaventato che i suoi nemici possano raggiungerlo anche lì. Solo Marguerite, spirito affine e anima pura, riesce a risollevarlo dalla "selva oscura" in cui lo hanno gettato le contingenze della vita. È lei a introdurlo in una società che, tra filosofia e scienza, offre a Dante la possibilità di raggiungere vette di conoscenza che non pensava potessero esistere. Ma anche questi sapienti hanno dei segreti che scatenano l'ira di potenti nemici.
Dante pensò che l'esperienza della morte avrebbe potuto essere vicina. Non se ne dispiacque, o almeno non atrocemente. Aveva già vissuto, e come poteva non ricordarlo bene, le esperienze dei sogni giovanili, della passione e dell'amore, l'amicizia profonda e sincera, la serenità appagante della stabilità famigliare, l'inebriante fama di poeta, l'emozione inquieta della lotta politica. Ora, dopo l'esperienza tragica del tradimento, della sconfitta e dell'esilio, era riuscito a risollevarsi ancora, a credere che la felicità, o almeno qualcosa di molto simile, gli sarebbe giunta da dentro la sua mente, dalle gioie della ricerca e della speculazione. E, forse, avrebbe ancora potuto accostarsi all'amore per un'anima femminile pura.
Ai giorni nostri, a Milano, Riccardo Donati è un appassionato filologo medievale coinvolto nello studio del Roman de la Rose. È impegnato nella minuziosa lettura di un esemplare rarissimo del libro proveniente da Ravenna: le miniature hanno colori così vividi e le sfumature sono così delicate che Riccardo pensa di trovarsi di fronte all'opera di una mano femminile. Nell'osservazione attenta, quasi ipnotica delle pagine, il professore scopre dei segni sui bordi di una pagina in particolare. 
Riccardo conduce una vita abitudinaria, molto tranquilla, con un solo punto fermo: la sua amicizia con Agostina. Dopo aver scoperto quei segni di difficile interpretazione, improvvisamente si trova catapultato in qualcosa che non somiglia nemmeno lontanamente alla sua vecchia vita.

Bianca Garavelli è una studiosa di poesia contemporanea e medievale, in particolare di Dante, ha curato alcune edizioni della Commedia e manuali di interpretazione dantesca. In "Le terzine perdute di Dante" c'è traccia di tutto ciò, ma quello che si percepisce chiaramente è l'amore che l'autrice ha per l'argomento. Perché credo che solo la conoscenza filtrata dall'amore possa diventare fruibile anche per quelli che non conoscono perfettamente l'argomento.

Leggete "Le terzine perdute di Dante" se avete voglia di innamorarvi di nuovo di uno dei più grandi poeti di tutti i tempi - bistrattato dai programmi scolastici - che vi porterà per mano attraverso un thriller colto e coinvolgente.

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