Passa ai contenuti principali

Il Milanese Imbruttito: una recensione imbruttita


Capitano giornate in cui urlereste anche ai moscerini che si schiantano contro il parabrezza. Figuriamoci con gli idioti che si incontrano in giro.
Perché, diciamola fuori dai denti, in giro ci sono valanghe, vagonate, super tir con super rimorchi pieni, pienissimi, stracarichi di idioti.
Chi ha imparato tutte quelle trendissime tecniche che rilassamento yoga, respira, pensa a spiagge assolate e tutto passa.
Chi invece non ha tempo nemmeno per guardarsi allo specchio, figuriamoci andare a lezioni di yoga, si imbruttisce. Ma pesante. Assai. Si imbruttisce di brutto.

Chiunque abbia un marito, di qualsiasi parte del mondo sia, sa di cosa parla il Milanese Imbruttito.
Se vi è capitato di vivere a Milano, sapete benissimo che, nonostante tutti i corsi di yoga, pilates e simili, il milanese è imbruttito perennemente, fa parte del suo DNA, forse è qualcosa nell'aria, che so, polveri sottili di imbruttimento. Ma non è il solo.

Leggendo "Il Milanese Imbruttito. Il book di MilanoMilano" [Rizzoli] mi sono resa conto che, pur essendo io napoletana, ho diverse cose in comune col milanese imbruttito. Sarà perché vivo all'estero da qualche tempo, sarà perché, alla fine, chi non nasce milanese imbruttito lo può sempre diventare.
Il Milanese Imbruttito è un fenomeno virale nato dal genio di tre amici nel marzo del 2013 con l'omonima pagina Facebook che in breve tempo ha conquistato la rete e che oggi conta oltre 630 mila contatti perché "il milanese imbruttito non ha amici ma contatti". A giugno 2015, Rizzoli ha pubblicato il libro, che è una galleria ironica e feroce, in cui difficilmente non troverete niente di familiare, milanesi o no.

Quante volte al giorno lo pensate?!
Io sono una giargiana (= non di MilanoMilano) più tendente al terun, diciamo, ma anche io tendo a ottimizzare lo spazio alla cassa del supermercato mettendo il carrello in orizzontale e non sopporto la risposta "nì"
Per non dire che non vado a una serata, spesso dico che li raggiungo dopo o che non ce la faccio proprio a passare (non perché non voglio, eh...).
Non chiedo il conto ma faccio il gesto della firma per aria (firmo autografi all'amico immaginario...).
Appena sveglia, controllo la mail.
Non sopporto chi non risponde mai al cellulare, e io sono di quelle che non rispondono (quasi) mai.

In Svizzera ci si saluta con tre baci... Ogni volta, penso questo, n'est-ce pas?
Però. 
Non sopporto chi non si sposta sulla metro o sul bus quando gli chiedo "Scusi, scende?".
Non tollero chi usa "ci riaggiorniamo" per dire qualsiasi cosa, soprattutto che non si farà mai più sentire.
Zittirei col lanciafiamme chi commenta sotto alle foto delle vacanze "Bella vita! Quando torni al lavoro?".
"Happybday": ma perché, spiegatemelo!
Toglierei l'autorizzazione ad usare le nuove tecnologie a chi ti manda una mail/messaggio per dirti che ti ha appena mandato una mail/messaggio.
Staccherei immediatamente la telefonata di chi esordisce con "Ti stavo per chiamare io...".
Odio, odio profondissimamente chi usa inglesismi a cazzo. Voglio dire, sono laureata in inglese, volendo, ti appoggio il dizionario Oxford (insieme alle palle) in testa... Ti conviene?


Questo per dirvi che c'è un milanese imbruttito in ognuno di noi.
Non siete gli unici a cui, in alcuni giorni, gli prende male l'esistenza.
Praticate la gentilezza e, se non ce la fate, imbruttitevi come se non ci fossero milanesi imbruttiti al mondo.

Commenti

Ti potrebbero interessare anche:

Related Posts Plugin for WordPress, Blogger...

Post popolari in questo blog

Recensione: Lonely Betty di Joseph Incardona

Prendete una piccola città della provincia americana. Sistemateci dentro dei personaggi all'apparenza semplici, ma con qualche dettagliato indizio che fa presupporre segreti e inconfessabili desideri. Mettete insieme il tutto grazie a una scrittura brillante e coinvolgente, dove la voce dell'autore ammicca da ogni pagina. Quello che otterrete è un libro come "Lonely Betty" di Joseph Incardona [NN Editore].
Il seme del libro è semplice e magnificamente complesso: cosa potrebbe succedere se la vecchia maestra della contea di Durham, nel Maine, Betty Holmes, che non parla da circa cinquanta anni, aprisse bocca il giorno del suo centesimo compleanno e gettasse lo scompiglio in città?

Quello che succede è una serie di eventi in cui il lettore cerca di districarsi entrando nella testa dei personaggi insieme alla voce dell'autore.
Così, quando l'anziana Betty dice di conoscere il nome di chi sa dove si trovano i corpi dei tre fratellini Harrys, i suoi alunni scompa…

Recensione: Disperata e felice di Julia Elle

Quando ho saputo di essere incinta, ho pensato che, nei restanti sette mesi, probabilmente avrei letto di tutto e di più su gravidanza, parto, allattamento con annessi e connessi. Sapete quanti libri ho letto? Zero. Se non mi avessero regalato il classico librone sulla gravidanza, probabilmente sarei ancora ignorante su certi meccanismi (e forse sarebbe stato meglio così, chi può dirlo) e, anche quello, lo aprivo solo in vista delle scadenze mensili, poi lo seppellivo sotto i risultati delle analisi, le ecografie e i depliant dei vestitini per neonati.
Quando è nata nostra figlia ho detto a mio marito che da quel momento avrei potuto leggere qualche libro sulla maternità, sul metodo Montessori, sullo svezzamento alternativo.  Indovinate quanti libri ho letto? Zero. Alla fine ho dovuto ammettere che mi rifiuto di leggere i libri scritti da mamme/per le mamme/con le mamme/a favore delle mamme/grazie alle mamme/viva le mamme. Non è un pregiudizio, è che mi mette ansia sapere che magari …