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Gli scrittori più ricchi della Cina non hanno mai pubblicato un libro... di carta!


Sono entrata nel circolo vizioso delle classifiche. Più ci siete dentro e più vi capiterà di non riuscire a venirne fuori.
Stavo facendo ricerche sugli scrittori più ricchi del 2015 quando mi è capitato di imbattermi nella notizia che gli scrittori più ricchi della China non hanno mai pubblicato un libro.
Sì, perché pubblicano solo ebook.

La novità dov'è, direte voi, anche noi in Italia pubblichiamo ebook.
E abbondantemente aggiungerei, anche troppo direbbe qualcun altro.
In ogni caso, la differenza sostanziale tra gli scrittori di ebook italiani e quelli cinesi risiede nei grandi - grandissimi! - numeri.
Gli utenti del web in Cina sono circa 600 milioni e gli ebook là si acquistano per 1 centesimo ogni mille parole. Grandi grandissimi numeri che producono grandi grandissimi guadagni.

Si chiama Zhang Wei lo scrittore "elettronico" più ricco della Cina. Ha 33 anni, una laurea in legge che riposa in un cassetto intanto che lui scrive ebook e diventa milionario. Il suo guadagno, in diritti, è stimato a 26,5 milioni di yuan (oltre 3 milioni di euro nel 2012).


Ma Zhang Wei non è un caso isolato: gli fanno compagnia Li Hu, 25 anni (2,4 milioni di euro); Liu Wei, 35 anni (1,8 milioni di euro); Zhu Hongzhi, 27 anni (1,6 milioni di euro) e Wang Zhong, 30 anni (1,4 milioni di euro).
Tutti scrittori che non hanno mai visto la loro opera su carta e, forse proprio per questa "fedeltà", chiamiamola così, il web li ha premiati.
Ma di cosa parleranno mai, le loro opere, per essere così gettonate?
Con la censura cinese ci sta poco da scherzare, così i nostri scrittori milionari di sono buttati sul fantasy con escursioni nel passato e nella fantascienza. E là, signori miei, ci sta poco da censurare.

Ora, sarà che il fantasy attira i teenager - e non solo -, sarà che gli argomenti relativamente limitati dalla censura restringono la cerchia dei libri da leggere, ma il risultato parla da solo.
I giovani, soprattutto quelli che non sono ancora usciti dalla casa dei genitori perché non hanno un buon lavoro, leggono, leggono tantissimo dagli smartphone che, in alcune province più povere, lontano dalle metropoli, è usato come unica fonte di accesso al web.

Le poche volte che Zhang Wei e compagni si fanno vedere in pubblico, a qualche evento, la folla impazzisce e li osanna come siamo abituati a vedere solo a Hollywood per gli attori del grande schermo. E, ricordiamoci, non hanno mai visto il loro nome su una copertina di carta, in libreria.


Da noi non funziona così e forse non potrà mai funzionare così.
Perché da noi le cifre sono infinitamente più basse, sia in termini di utenti web, sia di lettori, sia di parole scritte e scaricate.
L'eco mediatica, però, è questione di mentalità, secondo me.

Sì, perché il lettore cinese, giovane, pieno di sogni e di voglia di evadere - dalla provincia, dalla casa o semplicemente dalla propria testa - ringrazia chi gli permette di allontanarsi dalla realtà e lo innalza al rango di divo, star, eroe.
Lo scrittore dei libri che contribuiscono all'evasione è visto così.
E poco importa se il mezzo dell'evasione sia cartaceo o digitale, perché compie la magia in ogni caso e tanto basta.

Da noi non funziona così e forse non potrà mai funzionare così.
La mentalità è diversa: lo scrittore spesso scrive per nutrire il proprio ego e il lettore se ne accorge.
Gli ebook hanno una buona fetta di mercato anche da noi, anche quelli autopubblicati, ma il lettore si approccia in maniera differente.
Innanzitutto, ci sono quelli che non leggono i selfpublished per partito preso.
Tra quelli che li leggono, poi, c'è chi crede che avrebbe potuto fare meglio (e in alcuni casi è così, ma non sempre). Nella stragrande maggioranza dei casi, gli scrittori mirano a passare dal digitale al cartaceo, magari con una casa editrice che li ha notati (succede spesso, ma non sempre).
Gli autori e i libri che hanno grande risonanza sul web, difficilmente vengono notati dai media tradizionali (tv, giornali, radio) ma può succedere di tanto in tanto.

E poi, cosa fondamentale, in Italia il lettore non è attratto, né grato dell'evasione offerta dai libri. Altrimenti  si leggerebbe di più, non vi pare?

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