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La banda degli amanti di Massimo Carlotto


Ci vuole un animo forte per calarsi nell'oscurità senza soccombere.

E se l'oscurità è profonda e descritta come fa Massimo Carlotto in "La banda degli amanti" [Edizioni E/O], il lettore deve armarsi di coraggio perché il viaggio in questo libro vale la pena.

"La banda degli amanti" è il primo libro che leggo di Carlotto e ci ho messo un po' per farmi catturare, ma ora, posso assicurarvi, che sono conquistata. L'ho terminato nel weekend e ancora oggi i personaggi mi tornano alla mente in maniera random.

Marco Buratti detto l'Alligatore è un investigatore senza licenza, che ha conosciuto la galera, la vendetta, il dolore di perdere quello che si ha di più caro. Sembra un uomo a cui non importa niente di niente - se non dei suoi compagni di lotta -, certamente non può importargli di una donna ricca e arrogante che una sera si siede al suo tavolo mentre lui sta iniziando il solito viaggio in discesa con l'alcol. Oriana Pozzi Vitali vuole affidargli un caso e Buratti è restio a farsi coinvolgere in una storia che sembra intrisa di cliché e déjà vu. Invece, accetta. La signora, a questo punto, gli mostra il suo animo più intimo e Marco entra nella partita: deve ritrovare l'amante della donna, sparito un anno prima in seguito ad un sequestro, alla cui richiesta di riscatto Oriana non si è piegata.

Così, l'Alligatore, insieme a Max la Memoria, inizia a passare al setaccio la Padova bene, dove ha messo radici un personaggio già noto ai lettori di Carlotto, Giorgio Pellegrini: protagonista di "Arrivederci amore, ciao" e di "Alla fine di un giorno noioso", in questo libro Pellegrini sembra aver messo a tacere la sua perversa criminalità sotto una facciata di imprenditore di successo. Ma, appunto, è solo una facciata, che si sgretola sotto i colpi delle rivelazioni che, di capitolo in capitolo, tracciano il ritratto di un mostro dal sorriso ammaliante e dall'animo più nero che possa mai immaginarsi. Eppure, questo criminale senza scrupoli, appena sente nominare l'altro socio dell'Alligatore, Beniamino Rossini, si sente prendere dalla paura.
Beniamino Rossini è un gangster d'altri tempi, un uomo che risponde a regole d'onore fuori moda per la spietata criminalità moderna e che incute un sacro timore in quelli che hanno pestato i piedi un po' a tutti. Io ho adorato letteralmente Rossini uomo innamorato e ferito, così come il gentiluomo con regole che vanno al di là dell'umano senso di giustizia e vendetta.

Buratti all'inizio non riconosce Pellegrini, ma pian piano mette a posto tutti i pezzi del puzzle e la soluzione, sebbene per il lettore non risulti una sorpresa - Carlotto alterna nei capitoli le voci dei diversi protagonisti -, lascia addosso un senso di freddo.

Sono entrata in medias res nelle vicende dell'Alligatore e dei suoi soci, ma questo libro mi ha messo addosso la smania di leggere tutti quelli prima.
La struttura della storia mi ha catturato in una serie di diapositive che hanno creato l'immagine totale attraverso una scrittura asciutta e senza fronzoli. I personaggi hanno lati in ombra che catturano l'attenzione per la complessità umana di cui si fanno portatori.
Credo che un lettore non possa chiedere di più ad un noir: la tensione, l'intelligenza dell'assassino e del detective, il confine sottile e sfumato tra bene e male, il sentimento di attaccamento ai personaggi.

"La banda degli amanti" contiene già nel titolo la linea labile che esiste tra i buoni e i cattivi.
Laddove chi ama, ama indistintamente dal lato della barricata in cui si trova.

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