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Il mio #SalTo15 (e tutti i libri che non ho comprato!)


Quanti libri hai intenzione di comprare?!*

Quando l'idea di andare a Torino ha iniziato a concretizzarsi, mi sono trovata di fronte al problema di dover fare una lista dei libri che avrei voluto comprare. E il fatto che io abbia usato la parola problema è comprensibile solo se considerate che, nel corso di questi mesi, ho messo da parte tante, ma davvero tante piccole liste di libri che, ogni mese, sotto forma di copertina e trama, mi passano davanti agli occhi.

Presa dal panico di dover scegliere perché tutti si aspettavano che comprassi una quantità spropositata di libri, ho scarabocchiato su un post-it quattro o cinque titoli, che mi sembravano più impellenti - impellente per un lettore compulsivo è un concetto indefinibile -, che mi attraevano per un motivo o per un altro, che pensavo che per il blog sarebbero stati utili, che... 
Insomma, i motivi superavano i titoli in lista!

Quanti libri comprerai?**

Grazie alla super car e alla guida del super marito santosubito incurante della pioggia, del vento, della neve e della grandine che hanno festeggiato il nostro travalico delle Alpi, siamo giunti al Salone del Libro di Torino 2015 (meglio sottolinearlo, perché, viste le condizioni meteo, saremmo pure potuti arrivare anche l'anno prossimo...) giusto in tempo per la conferenza di Emma Books #ilrosachenontiaspetti. Io magari il rosa me lo aspettavo, quello che effettivamente mi ha sorpreso è stato il calore che ognuna delle autrici ha dimostrato, prima nel parlare del proprio lavoro e, dopo, nell'incontrare me e altre blogger e amiche virtuali. Ognuna delle scrittrici che ho incontrato (e la fantastica Valeria dell'ufficio stampa, napoletana nell'animo!) ha avuto qualcosa da raccontare ma anche solo il contatto dal vivo con persone di cui ho finora letto e ammirato le opere, è stato un momento di grande grandissimo calore (intellettuale ed emotivo).

#ilrosachenontiaspetti
Pellegrinare per il Salone del Libro di Torino è, allo stesso tempo, uguale e diverso dai pellegrinaggi all'antica Galassia Gutenberg di Napoli: diciamo solo che a Torino è tutto molto più esteso, tutto molto più in grande, anche la confusione e il vociare. Sarà che lavorare con il blog mi ha portato a isolarmi più di quando lavoravo per i diversi giornali, ma la ressa incasinata di migliaia di adolescenti nei pressi degli stand con il maggior numero di libri young adult, è stata difficile da sopportare. Ci sono stati momenti in cui sono sicura di aver spento il cervello e di aver avuto visioni di divani silenziosi su cui leggere.

John Peter Sloan che spiega perché gli italiani sono al penultimo posto nell'apprendimento dell'inglese. Carissimo John, io l'inglese lo parlo benissimo, insieme ad altre 3 lingue se è per questo, e sono comunque all'ultimo posto come candidato ideale per un lavoro (qualsiasi lavoro!) in Italia. Fai tu...
Gli stand dei grandi editori sono negozi, né più né meno, con casse e commessi e nessuno con cui parlare. O forse c'erano anche gli addetti stampa, ma appena sentivano che c'era in giro una blogger (o me, nello specifico), magicamente diventavano invisibili. Né più e né meno che inviare una mail all'indirizzo info che si trova sui loro siti e non ricevere mai risposta. E quindi per me non ha molto senso: andare nel mega store o al Salone del Libro di Torino che differenza fa?

Ma facciamo uno stand sobrio, così, umile, che non si noti troppo...
Gli stand dei medi editori sono isole in cui, se il medio editore sta vivendo un periodo di ascesa - magari con recensioni in tv o sui maggiori giornali - potresti andare incontro alla cocente delusione di trovare gente che se la tira (giustamente o no). Se il medio editore, invece, ha i piedi per terra e una sana voglia di farsi conoscere, ebbene, là incontrerete esempi di grande cultura e umanità.
Alcuni stand di piccoli editori, poi, sono scrigni con tesori senza riflettori, purtroppo, e là magari la distanza tra la scoperta letteraria del secolo e la fregatura è breve quanto un granello di polvere sulla copertina.
È stato bellissimo passare per lo stand della casa editrice napoletana Marotta & Cafiero e riconoscersi col piacere di quando i napoletani di trovano all'estero, un misto tra sorpresa e la consapevolezza che bene o male noi napoletani ci infiliamo dappertutto (tradotto: Mammamia, che stamm' cumbinann'!).

La sorpresa più grande mi ha colto quando, un po' nelle retrovie, ho trovato anche stand che, col Salone del libro o con i libri in generale, avevano poco a che fare. E mi sono chiesta che senso avesse e, soprattutto, quanto costasse uno stand e perché non ho pensato magari di prenderne uno (insensatezza per insensatezza).

La dedica di Massimo Carlotto sul suo "La banda degli amanti". E aveva pure letto la mia recensione!
Quanti libri hai comprato?***
Ho comprato tre libri.
Tre, il numero perfetto tra l'indecisione e la noia.
Tre, il numero perfetto tra l'insofferenza alla ressa e il bisogno di non uscire dal Salone del libro di Torino e, ripeto, IL SALONE DEL LIBRO DI TORINO, senza nemmeno un libro.
Quella sì che sarebbe stata la vergogna più grande!

Qui ero appena uscita da uno degli stand/negozio dei grandi editori. Da notare i capelli elettrizzati...
Il bilancio del mio primo Salone del Libro di Torino è più che positivo nel momento dell'incontro vis-à-vis che ha sostituito il contatto telematico, quando mi ha permesso di stringere la mano che ha scritto i libri che ho più amato, mentre ho colto i personaggi più noti nell'atto comunissimo di girare sperduti per gli stand carichi di buste (Dario Vergassola defilatissimo), per le emozioni che mi ha suscitato anche solo nel vedere piccoli lettori che, spero, cresceranno appassionati.

Il rovescio negativo della medaglia è stata la grande dispersione di cose e persone, la ressa incontrollata nei grandi stand e la solitudine in quelli piccoli, i fantasmi degli addetti stampa (erano qui giusto un attimo fa...), la corsa ai gadget più che ai libri, le file chilometriche (e non è un'esagerazione, vi giuro!) per i vip che intervenivano agli eventi e quattro gatti agli incontri che richiedevano una maggiore criticità.

Andare al Salone è stata un'esperienza bellissima, sicuramente da ripetere, una piccola scintilla nel bisogno di uscire dallo schermo e incontrare gli autori e i loro libri, ma che nulla ha aggiunto alla mia voglia di leggere o scrivere. 

Quando uno si sorprende di tante cose, ma soprattutto di avercela fatta...
Il resto del nostro soggiorno a Torino meriterebbe un altro post dal titolo "Due Borboni alla corte sabauda", ma questa storia la racconterò a chi avrà voglia di sentirla da vicino.


*domanda di mio marito, con l'espressione tra il terrorizzato e chi pensa "Signore, aiutami!".
**mi sono chiesta mentre giravo tra gli stand del salone.
***mi ha domandato mia mamma appena le ho telefonato, con il tono di voce di chi conosce i suoi polli...

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