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5 cose indispensabili per avere a che fare con gli uffici stampa

Come vedete, l'addetto stampa ha segnato in agenda il giorno in cui vi risponderà... [foto: fonte]

Cos'è un ufficio stampa e come funziona?

Una volta ho seguito un corso che si intitolava così e prometteva di svelarvi tutti i segreti per essere un (perfetto?) addetto stampa di qualsiasi cosa potesse mai aver bisogno di un ufficio stampa.
Ebbene sì, sono stata addetta stampa anche io. O meglio, lo sono stata nel vero senso del termine almeno un paio di volte nella vita, mentre tutte le altre volte, laddove non sapevano come chiamare lo schiavo non pagato ("Perchè tanto tu devi solo scrivere i comunicati a computer e inviarli, rispondere a telefono e dare le notizie ai giornali, parlare con le redazioni e controllare che pubblichino la notizia il giorno dopo, poi fare una rassegna stampa... che ci vuole? Non ci perdi niente, no?..."), voilà! che saltava fuori il titolo di addetto stampa.
Per il resto, ho avuto a che fare con uffici stampa di diversi generi, da quello del politico vecchio stampo a quello del giovane politicante rampante, dall'ufficio stampa di uno stilista a quello di un grosso marchio di gioielleria, passando per gli uffici stampa degli eventi (non potete immaginare quanti!), degli artisti, degli scrittori e delle case editrici. Con questo blog, le ultime categorie sono quelle più frequenti e, sebbene spesso io sia davanti al computer in modalità giornalista - più che in modalità blogger - e quindi indossi le scarpe con tanti chilometri macinati e il giubbotto capace di fare meraviglie per le cose che ha in tasca, a volte mi capita di rimanere basita di fronte alle risposte che ricevo.
Quando rispondono. Sì, perché, per motivi che gli umani non riescono nemmeno a immaginare, gli uffici stampa non rispondono a tutti!

Se volete sopravvivere senza maledire chi ha inventato gli uffici stampa e tutti quelli che dall'alba dei tempi vi lavorano, ecco 5 cose che dovete assolutamente sapere.


  1. hanno troppe cose da fare. Non so perché ma credo che non siano mai stati definiti chiaramente i compiti che spettano ad un addetto stampa. C'è chi si limita a scrivere soltanto e invia solo ed esclusivamente a chi gli viene indicato, senza cercare nessun contatto autonomamente. C'è chi prende le cose scritte da altri e le copia-incolla insieme. C'è chi invia i comunicati delle prossime uscite in libreria un giorno dopo che sono già sugli scaffali dei negozi. C'è chi vi contatta a intermittenza e voi state là a chiedervi cosa avete sbagliato, perché vi ignora inviando i comunicati e le notizie solo agli altri. A volte non c'è niente di personale, altre volte invece c'è, ma non ve lo dirà mai chiaramente e voi non potete farci assolutamente niente. Spesso capita solo che un ufficio stampa abbia troppe cose da fare e, mentre un povero addetto si domanda perché deve andare lui a cercare lo yogurt senza zucchero e senza grassi (e senza yogurt!) dello scrittore di turno, voi siete lì a maledirlo perché non vi ha mandato la data dell'uscita del capolavoro del suddetto scrittore. Avanti, vi renderete conto da soli che ha cose più importanti a cui pensare.
  2. hanno poco tempo. Avete dato un'occhiata alle uscite mensili? Ogni casa editrice sforna decine di titoli. Immaginate l'ufficio stampa che deve inviare le anteprime, poi controllare chi le ha pubblicate, quindi inviare i libri a chi ne ha fatto richiesta, in seguito fare una cernita delle recensioni che sono state effettivamente prodotte. Moltiplicate questo per ogni titolo, ogni giorno, per ogni blog letterario o pseudo tale che è in circolazione. Ci vorrebbero centinaia di persone a fare tutto. E invece, molte volte gli uffici stampa sono composti da due o tre persone, nelle case editrici più grandi.
  3. hanno troppi pregiudizi. Oltre agli scrittori, anche gli addetti stampa hanno pregiudizi che forse sono più radicati di quanto dovrebbero. Alcuni si fidano solo dei giornali e ignorano i blog. Altri amano sfegatatamente solo alcuni blog di vip della scrittura. Altri ancora hanno i blog-groupie e parlano solo con loro, facendosi i salamelecchi a vicenda. È un po' come a scuola, dove i belli frequentavano le belle, trovandole anche poco interessanti intellettualmente, ma tant'è: è difficile rompere lo status quo. Non potevate farci niente allora e non potete farci niente nemmeno ora. Non risponderanno alle vostre mail, o risponderanno in maniera lapidaria, non vi invieranno i libri e non posteranno le vostre recensioni, rassegnatevi e guardate altrove. L'interessante, così come accadeva a scuola, è fuori dai riflettori.
  4. hanno frustrazioni che non troveranno sfogo. O è un giornalista mancato. O è uno scrittore mancato. O è un editor mancato. Questi addetti stampa sono i peggiori: volevano fare tutt'altro, si trovano lì per un motivo non ben specificato e devono avere a che fare con voi, blogger o qualsiasi altra cosa vi definiate, e loro sognavano di vincere il premio Pulitzer. C'è da dire che non tutti sanno come rivolgersi all'ufficio stampa di una casa editrice (piccola o grande che sia), né hanno la gentilezza e soprattutto l'umiltà per capirlo. L'ufficio stampa, allora, dovrebbe avere la sensibilità di fare la differenza, ma non sempre la fa.
  5. hanno voglia di scrivere di cose belle. Non tutti i libri di cui ci arrivano gli entusiastici comunicati sono belli, diciamo la verità. E magari, a volte, un addetto stampa ha voglia di scrivere di libri veramente belli. Ve ne accorgerete: quando gli direte che un libro vi è piaciuto perché davvero merita, l'addetto stampa si illuminerà e, magia di tutte le magie!, risponderà alla vostra mail usando parole diverse da "cara blogger", "anteprima", "libro dell'anno per il New York Times" e cose così, e userà il vostro nome di battesimo, dimostrando di essere una persona che sa leggere. Nonostante tutto.


Al di là di questi cinque punti c'è il caso in cui vi ameranno o vi odieranno a prescindere e voi non saprete spiegarvi il perché. In entrambi i casi, accettatelo senza diventare stalker.
E fate un bel pieno di ironia

Commenti

  1. Anch'io sto seguendo un corso di Ufficio Stampa (te ne parlo in privato): certo che ne hai viste di belle!

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