Passa ai contenuti principali

Il cavaliere senza nome di Fabiola D'Amico

Cover di Elisabetta Baldan
Da adulti, forse, abbiamo smesso di credere alle favole, ma il nostro animo non ha smesso di cercare la favola, non ha mai smesso di averne bisogno.
Ci sono molti modi per sopperire a questo bisogno. E poi ci sono i lettori.

Noi lettori cerchiamo in diversi generi di lettura il sogno che ci ispiravano le favole che leggevamo da bambini: io ricerco la favola nei romance e nei romanzi storici.

***ma forse la cerco in ogni libro che apro***

Non chiedetemi perché, ma sono contenta solo quando, in libri di questi due generi, riesco a ravvisare un elemento che mi permette di pensare: "Potrebbe essere benissimo andata così. O in altri mille modi diversi". E là parte il sogno.

"Il cavaliere senza nome" di Fabiola D'Amico è ambientato nel 1130, un'epoca così lontana in cui Storia e leggenda si fondono, e non è difficile immaginare che i protagonisti siano davvero esistiti.
Fosco è un orfano abbandonato sulla soglia di un convento di Palermo: fin da subito il temperamento del bambino fa presagire che il suo futuro non sarà con la tonaca addosso, quanto piuttosto con l'armatura. Crescendo, il sogno di Fosco si fa più chiaro e si scontra, purtroppo, con la realtà: vuole essere un cavaliere, ma senza un nome, un casato o un protettore sarà impossibile. Il coraggio del giovane, tuttavia, diventa il suo biglietto da visita nei confronti di re Ruggero II.

Serena è la nipote del re ed è poco avvezza alle maniere femminili: al ricamo preferisce il tiro con l'arco ed è votata alla libertà piuttosto che alla sottomissione che una donna deve al padre e al marito. Fosco sembra l'unico in grado di ammansire il carattere focoso della ragazza, accendendola di ben altre passioni...

La storia d'amore tra Fosco e Serena raggiunge picchi di alta commozione in diversi punti del libro ed è tutto merito della scrittura di D'Amico che, già ne "Il guerriero e la dama di ghiaccio" - che ho letto già qualche tempo fa e che voglio rileggere e, spero, recensire - ha dato prova di saper maneggiare bene l'ambientazione storica, ricca di dettagli d'epoca, infondendola di profondità emotiva.

Risulta difficile staccare le vicende storiche dalla storia personale dei personaggi e, ancora di più, diventa complicato non affrettare la lettura per sapere se e come andranno - da un punto di vista umano - certi combattimenti e battaglie.
Quando si studia la Storia a scuola, non si presta mai sufficiente attenzione agli uomini che hanno partecipato agli eventi, pensandoli troppo lontani da noi, senza un volto definito né sentimenti.

"Il cavaliere senza nome" ce li fa sentire più vicini, appassionandoci alle loro vite, tanto da staccarci poi con dispiacere una volta arrivati all'ultima pagina.


P.S.: se avete difficoltà ad immaginare i personaggi, vi basterà guardare la bellissima copertina di Elisabetta Baldan!

Commenti

Posta un commento

Ti potrebbero interessare anche:

Related Posts Plugin for WordPress, Blogger...

Post popolari in questo blog

Recensione: Napoli mon amour di Alessio Forgione

Come si fa a staccarsi dalle proprie radici? Come si immagina una vita lontano dalla vita che abbiamo sempre conosciuto? Come si scelgono le priorità a cui dare importanza per continuare a vivere?
Queste domande mi ronzano nel cuore da quando mi sono trasferita in Svizzera. Non è un mistero che io abbia lasciato Napoli per seguire l'amore ed è ancora meno un mistero il fatto che non sia stato un passo facile, né per me né per mio marito. Quali risposte ho trovato? Tante e nessuna che possa diventare un assunto universale. Quanto meno non saprei se quelle stesse risposte avrebbero potuto dare una soluzione anche ad Amoresano, il protagonista del romanzo di esordio di Alessio Forgione, "Napoli mon amour" [NN Editore].
Amoresano - che è il cognome, il nome non lo scopriremo mai - ha trent'anni, due lauree, un passato da marinaio e un futuro di cui non riesce a vedere le coordinate, disperse in mille annunci di lavoro, in colloqui senza sbocco, in una ricerca spasmodica…

Recensione: Disperata e felice di Julia Elle

Quando ho saputo di essere incinta, ho pensato che, nei restanti sette mesi, probabilmente avrei letto di tutto e di più su gravidanza, parto, allattamento con annessi e connessi. Sapete quanti libri ho letto? Zero. Se non mi avessero regalato il classico librone sulla gravidanza, probabilmente sarei ancora ignorante su certi meccanismi (e forse sarebbe stato meglio così, chi può dirlo) e, anche quello, lo aprivo solo in vista delle scadenze mensili, poi lo seppellivo sotto i risultati delle analisi, le ecografie e i depliant dei vestitini per neonati.
Quando è nata nostra figlia ho detto a mio marito che da quel momento avrei potuto leggere qualche libro sulla maternità, sul metodo Montessori, sullo svezzamento alternativo.  Indovinate quanti libri ho letto? Zero. Alla fine ho dovuto ammettere che mi rifiuto di leggere i libri scritti da mamme/per le mamme/con le mamme/a favore delle mamme/grazie alle mamme/viva le mamme. Non è un pregiudizio, è che mi mette ansia sapere che magari …