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La misura della felicità di Gabrielle Zevin


Esistono librai che odiano i libri?
È possibile, ma, a dirla tutta, non è che A.J. Fikry odi i libri. O meglio, non li odia tutti.
Al protagonista di "La misura della felicità" di Gabrielle Zevin [Nord] non piace il postmodernismo, le ambientazioni post-apocalittiche, i narratori post-mortem e il realismo magico, non sopporta immagini e caratteri tipografici diversi nei libri, trova ripugnante la finzione letteraria sull'Olocausto e su qualsiasi altra tragedia mondiale, si rifiuta di leggere fiction e - per favore! - tenetegli lontano qualsiasi classico rivisitato, i libri per bambini, i libri scritti dalle star dei reality, le biografie di sportivi, la chick-lit e i vampiri e un'altra infinità di libri e di generi letterari.

Esclusi questi, A.J. Fikry non odia i libri e la sua libreria, la Island Books, è il posto ideale per un lettore appassionato. E deve essere per forza un lettori appassionato, perché A.J. Fikry non vende bestseller o libri che scalano le classifiche, quindi, lettori occasionali, siete invitati a cercare altrove!
Quando girando tra gli scaffali del suo negozio, alla chiusura, trova una bambina di circa due anni seduta a terra mentre sfoglia un libro illustrato per bambini (uno dei pochi che riesce a sopportare) con solo uno zainetto e un pupazzo (che lui odia), A.J. si trova a dover rivoluzionare non solo la sua vita, ma il suo intero pensiero.


Pian piano, quest'uomo totalmente chiuso verso la bellezza che ancora il mondo può offrire, si trova a spalancare le braccia alla felicità più semplice e profonda: l'amore.
Oltre all'amore per la piccola Maya, A.J. si riscopre capace di amare anche una donna particolare e dolcissima come Amelia e coltiva l'amicizia sincera col commissario Lambiase.

Ci sono pagine di intensa felicità, in questo libro, e, come accade per le cose intense, è probabile che vi si inumidiscano gli occhi, ma voi continuate a leggere. Leggete, leggete imperterriti fino alla fine, perché è lì che troverete la misura della felicità. Più o meno.

Arrivata all'ultimo rigo, sono tornata indietro di alcune pagine, per rileggerle, e poi ritornare alla fine. Prima di scrivere questa recensione, ci ho pensato su diversi giorni.
Solo oggi ho capito quello che mi sfuggiva.

La misura della felicità non è una misura unica, ognuno ha la sua, fatta apposta per sé.

***auguro a ognuno di voi si trovare la propria felicità su misura***

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