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A che servono i gruppi su Facebook?


L'uomo è un animale sociale e blablabla...
Fin dall'antichità si è unito con altri uomini per formare gruppi e blablabla...

Poi nella modernità, con l'avvento di internet e più ancora dei social network, questo desiderio di incontrarsi con i suoi simili è molto scemato, a parer mio, e, nonostante si conservi quella apparenza di rete sociale (social network, appunto) la verità è che tutti siamo soli davanti ai nostri computer (o smartphone o tablet).
In questo scenario post-internettiano sono comparsi i gruppi su Facebook.

Io mi chiedo, e forse ve lo chiedete anche voi: 

a che servono i gruppi su Facebook?

All'inizio della mia avventura sui social network, qualche amico mi inseriva in gruppi tipo "quelli che il sabato sera non sanno mai dove andare" oppure "i fans delle sigle dei cartoni animati cantate da Cristina D'Avena": quelle erano delle pagine "ingenue", dove parlavamo come se fossimo nella realtà e, spesso, se arrivavamo a 20 iscritti (gente con cui ci vedevamo anche dal vivo, eh) ci sentivamo affollati.

A ripensare a quei tempi ora, mi viene da sorridere di fronte a tale semplicità.

Quella mia ingenuità è stata violata, infatti, dai primi violenti inserimenti in gruppi di cui nemmeno capivo il senso (gruppi da cui uscivo alla stessa velocità con cui mi compariva la notifica).
Con lo sviluppo di questo blog e con le recensioni di molti libri italiani, ho iniziato a mettermi in contatto anche su Facebook con autori e case editrici e a interessarmi ai discorsi, diciamo così, editoriali o, quanto meno, fatti attorno, a causa e grazie ai libri.

Così, ho richiesto io - spontaneamente, giuro! - di essere inserita in gruppi in cui si parla, si discute, si chiede pareri e consigli, ci si confronta sui libri, sugli autori, sulle tematiche e su tutto quello che magari prima si faceva nei gruppi di lettura vis à vis (immagino, perché non ho mai avuto il piacere di partecipare a un gruppo di lettura, purtroppo...).
Fin qui, tutto bene.

L'errore è subentrato quando, avendo appurato la gentilezza, la cortesia e il sincero interessamento in un gruppo in particolare, ho pensato che quella fosse la norma.
Grazie agli algoritmi - credo che si chiamino così, o palla-magica-che-tutto-vede-anche-quello-non-vedi-tu - di Facebook, mi sono comparsi altri gruppi di tematiche simili a cui ho chiesto di essere iscritta. Ingenua fanciullina tratta in inganno dal malvagio social network!


Da alcuni gruppi sono uscita dopo 5 minuti, di altri ho disattivato le notifiche, di altri leggo passivamente le discussioni ma mai e poi mai mi sognerei di intervenire per paura di essere aggredita in malo - malissimo! - modo. E non perché io sia particolarmente violenta nell'espressione delle mie opinioni, ma perché in certi gruppi ci si infiamma così velocemente che nemmeno avete il tempo di capire cosa sta succedendo.
Ultimamente, poi, ho assistito ad una deriva davvero interessante, da un punto di vista sociologico, almeno. Chi crea i gruppi (a volte legati a dei blog o siti) impone - giustamente - delle regole che vanno dal semplice calendario tematico al divieto di pubblicare materiale offensivo, dal divieto di pubblicare qualsiasi cosa proveniente da qualsiasi parte che non siano i blog/siti di riferimento al divieto di pubblicare qualsiasi cosa in generale. Pena: la cancellazione dei post o l'esclusione a vita con disonore, facebookianamente parlando.

***tutti/e un po' con la sindrome da Regina di Cuori: "Tagliatele la testaaaa!"***

A parte i gruppi veramente utili, tutto il resto, a cosa serve?
Mi verrebbe da liquidare la questione con un semplice e lapidario "niente", ma mi riservo di approfondire meglio la questione e di aggiornarvi in merito.

A pensarci bene, credo che i gruppi su Facebook siano come i gruppi nella realtà: ci sono gruppi in cui ti senti a casa e in cui magari conosci la tua migliore amica o l'anima gemella, altri in cui non riesci a spiccicare parola perché sei l'ultima arrivata e nessuno ti presta attenzione, altri in cui, pur non volendo, non fai che litigare con tutti e sentirti ancora più sola e sbagliata di quando, di quel gruppo, non facevi parte.

Perché, si sa, il gruppo appoggia le idee del più forte, non quelle più giuste o più simpatiche o più corrette, ma semplicemente quelle appartenenti a chi sa imporle e, una volta che buona parte del gruppo si assoggetta, chiunque si sentirà in dovere di fare lo stesso per non sentirsi escluso.

***la cultura di massa ha osservato parecchio le dinamiche di gruppo, secondo me, dall'origine dei tempi...***

Io non sono tipo da gruppo, tanto vale che ve lo confessi.
Lavoro bene in squadra, collaboro volentieri con più persone, ma decisamente non sono il tipo da gruppo e, men che meno, da gruppone.
Idem dicasi per le associazioni: ci orbito attorno per un po', mi trovo bene con le persone che ne fanno parte, ma poi sento il bisogno di fare le mie cose per conto mio.

Ecco spiegato, cari amici di tutte le associazioni che conosco, perché da anni non sono caspita di farmi una tessera da nessuno di voi! Non è per cattiveria o per altro.
Forse tutto risale a quando, a sei anni, mia madre voleva mandarmi all'associazione cattolica e io, invece, volevo andare agli scout. Alla fine, decisi di non iscrivermi a nessuna delle due (se non era quello che dicevo io, allora niente!), pur andando occasionalmente - e previo controllo dell'umore del momento - alle feste dell'una e dell'altra parte. Avevo valutato, in effetti, che in entrambi i casi avrei comunque preferito starmene a casa... a leggere!

Così feci allora e così faccio adesso.

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