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Scrivete di quello che conoscete, non ingannate il lettore...


Il blog è andato in vacanza ad agosto (che poi vacanza non è stata perché ho avuto circa un milione di cose da fare per il matrimonio).

La lettura, però, non è andata in vacanza, anzi. Non solo ho continuato a leggere, ma ho letto veramente tanto - anche per i miei parametri, credetemi -, a volte fino all'alba.
Cosa ho letto?
Di tutto. 
Dagli ebook che avevo accumulato nel mio lettore da tempo immemore, ai classici già letti e riletti decine di volte.

***avete mai notato che rileggere un libro che avete amato vi dà conforto? a me succede così...***

Tra i tanti, ho letto due romanzi di scrittrici un po' agèe, un po' avanti con gli anni, diciamo così, che parlano di venti/trentenni.
Premesso che difficilmente vado a guardare l'età dell'autore di un libro, perché importa poco, secondo me. In questo caso, ho fatto un'eccezione perché, già dal primo capitolo, qualcosa stonava, alcune descrizioni e comportamenti erano poco credibili.
Le venti/trentenni protagoniste dei libri in questione avevano comportamenti poco credibili per me, una trentenne - da poco ex ventenne - che, bene o male, fa cose abbastanza normali (almeno credo).
Prima cosa fra tutte, il rapporto col cellulare e col computer: ammesso che ci sono persone che proprio si rifiutano, indipendentemente dall'età, ma i comportamenti descritti mi hanno ricordato troppo da vicino le cose che dice e fa mia mamma...

***mami, je t'aime... ma lo sai che mi fai sbattere con le testa nello schermo quando ti rifiuti di usare la tecnologia!***

Quindi, dopo attenta - attentissima! - riflessione, sono giunta alla conclusione che:

si deve scrivere di quello che si conosce. 

Non si può improvvisare, altrimenti il lettore si ritrova a leggere di ventenni con abitudini da sessantenni (più o meno l'età delle autrici), o di trentenni pudiche che hanno vergogna anche di guardare/pensare/nominare uno qualsiasi degli argomenti che hanno fatto il successo di Sex and the City (per dirne una...). E pensare che queste trentenni avrebbero la pretesa di essere le protagoniste di romanzi che, alla serie newyorkese, si ispirano più o meno apertamente!

Certo, non è detto che tutti i romanzi con pretese erotiche debbano avere il linguaggio aggressivo di Bukowski, o debbano descrivere dettagliatamente anche quanti peli ha sulle gambe la protagonista, come in Cinquanta Sfumature.

Spasimi della creazione di Leonid Pasternak.
Più o meno la mia faccia quando mi trovo di fronte a spasimi di creazione altrui che non hanno dato risultati lodevoli...

Non tutti siamo uguali (fortunatamente!) e, per questo, non a tutti piacciono gli stessi libri.
Però io credo che stiamo assistendo alla tendenza opposta. E che cioè ci sforziamo di farci piacere delle cose solo perché sono comparse in un periodo (questo) in cui si cavalca un certo filone.
E non parlo solo dei lettori, anzi.
Mi riferisco soprattutto alle scrittrici che, magari, per tutta la vita hanno descritto tranquille esistenze nella campagna brianzola (o di qualsiasi altro luogo tranquillo d'Italia) e, dall'oggi al domani, schiave di quei numeri che fanno andare su e giù le classifiche di vendita libraria, decidono di cimentarsi in qualcosa che non le appartiene, trasferendo armi e bagagli le loro trame a New York, Parigi o in qualsiasi capitale internazionale possa attualmente costituire un'attrazione commerciale e, di conseguenza, per il lettore.

Non ci sarebbe niente di male, sia chiaro, purché le trame trasferite non portassero con sé tutte le piccolezze della provincia italiana (o provincia in generale, che forse le province si somigliano tutte...). E allora ecco il paradosso che non capirò mai.

Ognuno è libero di voler provare qualsiasi cosa nella vita - a parer mio - e quindi di ritenersi in grado di fare qualsiasi cosa.
Da questo a pubblicare su Amazon, il passo è breve.
Quello che non capisco è il salto alla casa editrice che, in alcuni casi - come ho sentito raccontare -, cerca addirittura di sua spontanea volontà queste autrici per proporre la pubblicazione in cartaceo.

Benché io sia sempre contenta di vedere sogni che si realizzano a destra e a manca, credo che il dio della lettura si faccia ingannare per un periodo breve, tanto è vero che poi questi libri che hanno fatto il salto, per un motivo o per un altro, sedimentano sul fondo di quelle classifiche di vendita on line che, prima, li avevano premiati (a questo punto, diciamocelo, immeritatamente).
Una sorta di legge del contrappasso applicata all'editoria, insomma.

A me dispiace, sinceramente, perché di fronte all'ingenuo entusiasmo di queste persone sono sempre colta da una tenerezza che mi paralizza la lingua - e le dita sulla tastiera - e non mi fa dire quello che penso davvero.

Scrivere di quello che si conosce: è questa la via.
E non venitemi a dire che "lo scrittore" deve saper scrivere di tutto, deve entrare in qualsiasi cosa assumendo su di sé anche quello che non gli appartiene per descriverlo attraverso il filtro della propria anima. O meglio, io credo che sia così, ma non credo che tutti ne siano capaci.

Finora non mi pare che sia stata registrata la nascita di un secondo Kafka, capace di descrivere la sensazione paralizzante di svegliarsi nel corpo di uno scarafaggio gigante. Quindi, desistete.

Descrivete la provincia, descrivete il mercato, descrivete le barche a mare o anche lo shopping sfrenato sulla Fifth Avenue, purché sia quello che conoscete fin nel dettaglio delle cuciture del porta carte di credito di una che, senza ombra di dubbio, può permettersi di cavalcare a briglia sciolta per i negozi newyorkesi. Altrimenti, è un inganno.

E il lettore, che ha pagato i soldi del libro o dell'ebook, non ve la perdonerà così facilmente.
Soprattutto dopo che, per mesi, ha dovuto subire lo spasmodico tam tam su ogni social network in circolazione che annunciava il vostro libro come la profezia in grado di liberare il mondo dalla pigrizia di leggere.
In realtà, grazie al battage della pubblicità - «per mesi ai primi posti delle classifiche di vendita (da autopubblicato), il libro che non vi farà staccare gli occhi dalle pagine fino alla fine» - il vostro libro non ha fatto niente altro che liberare il mondo dalla pigrizia di scrivere.
Col risultato che Amazon subisce un giorno sì e l'altro pure impennate di nuove pubblicazioni.

Tutte ambientate, manco a dirlo, a New York, Londra e Parigi...

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