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Tu sei mia di Elizabeth Antony


Per leggere romanzi storici, ci vuole uno spirito particolare, secondo me.
Bisognerebbe avere conoscenza dell'epoca trattata o, quanto meno, una certa curiosità per il periodo storico di cui si va a leggere. 
O almeno, è sempre così che ho scelto, quando ho scelto di leggere degli storici e forse, anche per questo, ho sempre preferito le ambientazioni inglesi o americane.

Dopo aver letto l'ultimo storico, mi era rimasta la voglia di viaggiare nel tempo e così quando ho letto la fascetta - benedette/maledette fascette! - che decantava: "Appassionante come Elisa di Rivombrosa. Coinvolgente come Downton Abbey. Un esordio pieno di passione e sensualità" mi sono detta che dovevo leggere questo libro.
Il titolo, poi, "Tu sei mia" mi confermava questa passione, la copertina completava l'idea di amore d'altri tempi. Tutto quello di cui avevo bisogno, insomma.

"Tu sei mia" è il primo romanzo di Elizabeth Antony (Garzanti) e racconta la tormentata storia, d'amore tra Sophie, una sguattera, e Lord Ashley, il duca di Belfield Hall, una immensa proprietà nell'Oxfordshire, nel 1920.
In teoria, gli elementi c'erano tutti per renderlo caro al mio cuore, ma purtroppo questo libro ha fallito. Ha fallito non solo nel rendersi caro, ma anche nel rendersi piacevole in maniera standard, fino a toccarmi (addirittura!) i nervi.

Diciamo che ci sono cascata fin quando la piccola Sophie, sola al mondo, grazie all'intercessione del misterioso e affascinante Mr Maldon, arriva a Belfield Hall.
Quando Sophie diciassettenne inizia una sciarada sessuale con la torbida ed emancipata Lady Beatrice, vedova del legittimo erede di Belfield, conservando strenuamente la sua verginità, ho avuto voglia di chiudere il libro e dedicarmi ad altro. Ma dovevo arrivare alla fine.
Quando il nuovo erede di Belfield - che si è rivelato essere nientemeno che il Mr Maldon dei ricordi di Sophie - ha iniziato con la cameriera una storia sadomaso, allora era decisamente il caso di dedicarmi ad altro.
Elizabeth Antony ha immaginato Lord Ashley troppo simile a Christian Grey, solo che ha cambiato un po' i vestiti - e certo, siamo nel 1920! -, ma in alcuni passaggi la suggestione deve essere stata così forte che lo descrive in giacca e cravatta e io - perdonate la semplicità di pensiero - non sono riuscita ad immaginarlo se non in maniera molto moderna, che con il 1920 non aveva niente a che vedere.
Stesso discorso per la descrizione delle scene di sesso e per il modo di parlare usato dai personaggi: nemmeno per un momento sono riuscita a immedesimarmi nel periodo storico in cui si presume sia ambientata la storia, trovando di conseguenza molte cose assurde.

Ammettendo che Lord Ashley è Christian Grey, con il personaggio delle Cinquanta Sfumature, oltre che qualche pallida perversione (pallida perché dopo Cinquanta Sfumature e il filone erotico che ha scatenato, più o meno ogni cosa è stata già scritta), non condivide però la profondità (se di profondità si può parlare) del personaggio inventato da E.L. James. Ha problemi col suo passato, in cui ci sono torture & eccitazione, dolore & piacere, e non si fa scrupoli ad avviare una vergine come Sophie/Anastasia Steele a pratiche, diciamo così, poco comuni.

Sophie è ingenua, ma la sua ingenuità sconfina con la stupidità più ostinata: crede a tutto quello che la cattiva di turno, Lady Beatrice, le dice; si mette in situazioni assurde e fa tutto quello che la gente le dice di fare, senza capire se è pericoloso o meno; dice di perseguire un sogno, ma in realtà persegue solo quello che le si presenta davanti, vuoi che sia fare la sguattera, la ballerina, la mantenuta o la cantante di jazz. Al lettore, purtroppo, non arriva questa determinazione se non quando rifiuta ostinatamente Ashley, per il resto, sembrano solo episodi messi lì per allungare il brodo.

Siamo nel 1920, stessi anni più o meno, in cui è ambientato il tanto acclamato Downton Abbey (citato anche dalla maledetta fascetta...), ma soprattutto stesso periodo storico e ambientazione inglese che fanno da sfondo a una delle pietre miliari della letteratura erotica d'epoca, e cioè "L'amante di Lady Chatterley" (no, D.H. non te la prendere se cito te, mio grande amore più o meno inconfessato, in una recensione come questa...). Non salgo in cattedra - seppure ne avrei ben le competenze e i titoli - ma vi consiglio di andare a prendere quel libro lì, se volete avere davvero un'idea dell'attrazione e dell'amore tra due esponenti di classi sociali diverse.

***Mellors, o tu spirito dei boschi, insegna ai profani cosa vuol dire fare l'amore come lo fa la classe operaia! Ma, soprattutto, come parla uno della classe operaia quando si rivolge a una lady per cui prova attrazione...***

Fino alla fine ho sperato di essere sorpresa e, come avviene sempre quando si desidera qualcosa con tutte le proprie forze - hai capito, carissima Sophie?! -, sono stata accontentata.
La sorpresa arriva nel finale aperto, apertissimo, spalancato come non dovrebbero essere spalancate le cosce di Sophie appena vede Lord Ashley, eppure...

E allora mi sono informata. 
"Tu sei mia" è il primo libro della trilogia "All I want is you" (che è anche il titolo originale di questo volume) di cui è appena uscito "Breathless for you" incentrato sulla figura della figlioccia di Ashley che in questo libro compare, sì e no, per 2 righe e mezzo. Quindi ci saranno altri due libri con questo stesso andazzo.

***cioè Elizabeth Antony veramente ha il sentore di aver scritto qualcosa di memorabile, tanto da lasciare il lettore appeso ad un finale aperto che chiude un libro che forse non doveva essere proprio aperto. E poi continua, anche!***

Mi sono informata anche sulla critica.
Alcuni tra i blogger di romance più rinomati lo hanno gradito, e molto anche. 

***io vorrei sapere con quale gusto. Ma del resto io non sono una blogger rinomata, quindi, diciamo che non posso capire...***

Da altre parti, ho letto qualche perplessità, ma nemmeno così decisa come invece mi sarei aspettata.

Il mio disappunto è talmente dettagliato solo perché non credo che si debba abusare così del tempo del lettore.
Così, come non avrei mai voluto credere che una casa editrice come la Garzanti - che pubblica nomi italiani e stranieri di grande, grandissimo valore e rispetto, e che mi ha regalato libri e libri che ho amato senza condizioni - desse spazio ad un libro che, sì e no, andava bene autopubblicato.

***e ho letto ebook autopubblicati che non dovrebbero rimanere ancora tali, ma essere accolti felicemente tra le braccia di una casa editrice***

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