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Aspettami tra i fiori del caffè di Silvia Di Natale

Aspettami tra i fiori del caffè di Silvia Di Natale

È successo così con "Aspettami tra i fiori del caffè" di Silvia Di Natale [Piemme].
Lo sentivo aleggiare un po' dappertutto e così ho ceduto.

Il libro è un diario del viaggio di Elena a Taramà (località inventata che ricorda Tamarà), in Colombia, per far sposare l'Oro Puro - il caffè della torrefazione italiana di famiglia - con l'Oro di Taramà, il prodotto caffeario colombiano rappresentato da Fernando, il presidente della cooperativa dei cafeteros ospiti ad una fiera del settore in Italia.
Elena, dal primo sguardo, sa che Fernando, oltre al caffè, in Colombia, le farà conoscere una realtà ben più profonda e indimenticabile di un contratto di collaborazione.

Il diario inizia con la premessa che si tratterà della narrazione dei sette giorni trascorsi sulle Ande, ma a leggerli, sembrano molti di più.
Ben presto, infatti, la scrittura della Di Natale si discosta dal caffè e dei fiori del caffè non si parla se non in una canzone che i cafeteros cantano una serata di festa in piazza.
La narrazione prende i toni di una ricerca storica di cui la protagonista dice di essere esperta - e quasi sicuramente anche la Di Natale - che affonda le radici fino alla fondazione della città nel diciassettesimo secolo per poi allungarsi al nostro, di secolo, quello degli ismi e dell'ismo più spaventoso e violento che l'umanità abbia potuto concepire: il nazismo.

La scrittura procede senza scossoni e, anche nei passaggi che, nelle intenzioni, dovrebbero contenere il maggiore pathos, non sono riuscita ad emozionarmi.
La descrizione dei luoghi ha la meglio sulla descrizione dei personaggi e, forse per questo - da romanticona quale sono -, non sono riuscita ad affezionarmi né ad Elena né a Fernando e, di conseguenza, non sono riuscita a "sentire" il loro innamoramento, se non come qualcosa di estraneo sia alla storia che a loro stessi.

Leggendo i ringraziamenti, sono riuscita ad acquisire un po' del senso - che durante la lettura mi è sfuggito a più riprese - del libro: "Aspettami tra i fiori del caffè" è la parte romanzata del precedente libro/reportage "Millevite. Viaggio in Colombia" così, almeno la parte tecnica legata alla coltivazione del caffè e alla vita della comunità dei cafeteros trova una spiegazione che, però, non è sufficiente per la mancata parte romantica, diciamo così. Quello che passa benissimo, attraverso la scrittura della Di Natale, è il senso di soffocamento che sperimentano gli abitanti di Tamarà, imprigionati in una terra che non gli dà da vivere ma che non riescono ad abbandonare.

***un po' come è successo a me col libro, in pratica...***

L'ho già detto: io mi innamoro dei titoli e poi, grazie/a causa della mia fantasia, mi aspetto chissà cosa.
È un rischio ma, da lettrice, non smetterò mai di correrlo.

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