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Un sol (s) tizio


Solstizio d'estate.
Un sol (s) tizio.
Un tizio solo.
Che può essere uno 
o solitario.

L'inizio dell'estate, la stagione che per me è sempre il mare.

Proprio oggi mi è stato fatto un augurio legato al mare.
Ed è lì che ho capito che devo ritornare.

Il mare quello delle onde che non finiscono mai.
Il mare quello delle infinite pesche.
Il mare quello della bellezza e della vita.

Quando mi hanno fatto quell'augurio antico, ho subito pensato all'inquietudine del mare, al suo perpetuo andare, al movimento continuo. Ho pensato che, se il significato fosse stato quello, io allora sono già sulla buona strada, non fosse altro che la mia mente non riposa mai, proprio come lo sciabordio dell'onda che non trova mai pace.

Poi ho capito che quell'auspicio era riferito ad un tempo in cui si guardava al mare per la vita, per la prosperità, per il futuro.
La mia città, quella del cuore, è da là che attingeva ricchezza ed è da lì che si è allontanata, ora che se ne sta impantanata sull'ombra della miseria, fingendo un benessere atavico che le generazioni presenti non sanno nemmeno cosa sia.

Il solstizio d'estate arriva, per me, con la riscoperta delle mie radici più profonde, che affondano negli abissi del mare e che da lì partono per attingere nuova vita.

Un sol (s) tizio che se ne sta sulla rena nera a guardare il mare.
Un tizio solo che sa che non sarà mai solo fin quando quelle onde continueranno a sbattere sulla riva.

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