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Quanto sono tristi gli scrittori tristi...

Sorridi che la vita ti sorride ***eccheccazz***

Sarà che è periodo di premi letterari, sarà che bene o male bazzico sempre negli stessi ambienti - dentro e fuori la rete - ma sto vedendo un sacco di scrittori. Tristi.

Li vedo alle presentazioni dei loro libri e hanno quella faccia di chi è lì per caso e, per di più, venendo, ha calpestato una merda.

Li vedo alle presentazioni dei libri degli altri scrittori (tristi a loro volta) mentre esibiscono quell'espressione di stitichezza intellettuale, che è un misto di invidia e risentimento e dolore provocato dal dover annuire di fronte a quella che ritengono la più grande cagata che sia mai stata scritta [non l'hanno scritta loro, come potrebbe essere altrimenti, mon Dieu!].

Li vedo ai premi, quei premi che tutti vorrebbero avere - quanto meno da esporre sulla credenza dei piatti buoni -, e loro se ne stanno là, mogi mogi pure quando chiamano il loro nome e vanno davanti al microfono e il presentatore è di gran lunga più eccitato di loro, quasi come se lo avesse scritto lui, quel libro vincitore.

Li vedo in tv - che Masterpiece lo hanno creato anche (o forse soprattutto) per questo - con quell'aria di chi ha fatto l'enorme favore al mondo di offrire ai comuni mortali la scrittura della sua degnissima e notevolissima - nonché travagliatissima e infelicissima - vita.

E poi, non paga di tutto ciò, li vedo anche su Facebook, nelle foto che postano per mostrare sui social network la loro faccia per niente socievole né tanto meno sociale.

Ma quanto fanno tristezza gli scrittori tristi?!

Fatemelo dire: in un momento storico dove tutti, ma proprio tutti, credono di essere scrittori e di avere il nuovo romanzo italiano nel cassetto - o su una piattaforma di self publishing, è lo stesso - pronto per essere scoperto ed assurgere agli onori della letteratura, in un momento come questo, dicevo, voi che bene o male avete avuto la "sorte" di essere riconosciuti come scrittori, un minimo di sorriso per i vostri lettori lo volete fare, o no?! NO.
Se sorridete non siete più commerciali, vi posso assicurare. 
Che poi, se la vostra casa editrice decide di distribuire il vostro libro anche negli autogrill, se pure fate la faccia da impiastri, non cambia un bel niente, credetemi.

La tristezza degli scrittori tristi la interpreto come la maschera che si mettono quelli che hanno paura che qualcuno gli rubi quello che hanno ottenuto.
Che poi, voglio dire, è il tuo nome quello in copertina, o no? E allora, rilassati!
Però loro si mostrano prostrati, stanchi, annoiati da quella che agli occhi del mondo potrebbe apparire una fortuna o, quanto meno, un po' di notorietà, tristi di quella tristezza di chi non riesce mai a gioire di niente.

Si prendono troppo sul serio, forse è questa la verità, senza sapere che facendo così non fanno altro che confermare la leggenda metropolitana del secchione triste e solo (almeno all'apparenza).
Che poi, prendersi sul serio, non è che sia una cosa sbagliata, solo che magari risulta stonata questa serietà eccessiva se compare sui volti di scrittori con pretesa di umorismo.

***Abbiate pietà della mia intelligenza, per favore!***

Fortunatamente, poi, ho conosciuto anche scrittori che, pur trattando argomenti dolorosi e spinosi come la camorra a Napoli o la disoccupazione, facessero del sorriso il loro biglietto di presentazione. Ma loro non li vedrete in tv o ai premi più prestigiosi, perché portano "il fardello della scrittura" con tutt'altro stile, diciamo, sono (o almeno, sembrano a me) felici di portarlo.

A questo punto, non posso fare altro che auspicare la nascita di una nuova generazione di scrittori, con il sorriso sulla faccia.
Quanto meno per ridare speranza al prossimo che non c'è per nulla bisogno di essere casi umani per avere qualcosa da dire.

***Amen***

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