Passa ai contenuti principali

2004 - 2014: i miei primi 10 anni di giornalismo

Scrivere è semplice - io su Instagram
 
Articolo 1- domenica 21 marzo 2004- Villa Favorita 
Immagina una passeggiata nelle ville che l’antica nobiltà italiana possedeva nella zona vesuviana, piccole gemme rimaste a lungo seppellite nel complesso urbano.
Immagina un tuffo nel passato più o meno recuperato grazie a lenti restauri avvenuti in epoche differenti. Non c’è più bisogno di immaginare! 
Domenica 21 marzo è stato possibile visitare alcuni dei più bei siti della zona: le Ville Vesuviane. Tra le costruzioni finalmente rivalutate, è stato possibile accedere al parco sul mare della villa Favorita. La villa, ultimata nella seconda metà del ‘700 in onore di Maria Carolina d’Austria, sposa di Ferdinando IV di Borbone, è sopravvissuta a rocamboleschi passaggi di proprietà. Giunta infine nelle mani dello stesso Ferdinando, la villa prese il nome La Favorita proprio perché ricordava alla regina austriaca l’atmosfera della Reggia di Schönbrunn.  
Villa Favorita si presentava con tutte le caratteristiche delle Ville Vesuviane del XVIII secolo, con un sontuoso parco che arrivava fino al mare. Nel corso dei secoli, il parco è stato, prima, stravolto dalla costruzione del tratto ferroviario a sud, e poi, separato dalla villa e dal resto del bosco a causa dell’apertura di una delle strade che collega Torre del Greco ad Ercolano. 
Rimasto a lungo un’area del tutto abbandonata a se stessa, oggi il parco è stato riaperto per ospitare i “passeggiatori della domenica mattina”, grazie all'intervento dell’Ente per le Ville Vesuviane. Restano però ancora chiuse, con l’inaugurazione che slitta di anno in anno, la Casina dei Mosaici, le Case coloniche, la Cappella e la Lavanderia, costruzioni anch'esse presenti nel parco e di cui si possono ammirare solo le vetrate vivacemente colorate.  
Nonostante il tempo inclemente, il parco è stato attrazione di numerosi visitatori che hanno goduto del panorama molto suggestivo: di adulti intrattenuti dalla piacevole musica del sassofonista jazz Marco Zurzolo, e di bambini che non hanno notato che i giardini sono ancora un po’ lontani dalla lussureggiante vegetazione del parco originario…


Questo articolo è uscito così (nella forma in cui lo spedii al caporedattore) nell'edizione cartacea del settimanale Ephemerides il 24 marzo 2004. 

Ricordo ancora perfettamente l'ansia di presentarmi per la prima volta in redazione, la preoccupazione di non saper scrivere così come pensavo di sapere e che forse avevo sbagliato a propormi come redattrice. Ricordo i colori di quella domenica di marzo, quando - per la prima di quella che sarebbe diventata una serie infinita di volte - partecipai ad un evento attivando nel cervello quello che poi sarebbe diventato un radar difficile da disattivare anche in seguito e che, in ogni luogo mi porta ad osservare, a voler capire, ad immaginare le parole per descriverlo. 

Ancora oggi ricordo un ottimo ricordo di quella prima redazione e, più ancora, di me che muovevo i primi passi in quel mondo con gli occhi ancora puri. 

A 10 anni da allora, sono cambiate tante, tantissime cose, ma alcune fortunatamente sono sempre le stesse. 
Il radar è sempre lì, la voglia di scrivere anche, la curiosità verso il mondo è cresciuta di pari passo con la possibilità di essere soddisfatta. 
Tutto il resto - le beghe tra giornalisti e presunti tali, i rapporti di convenienza, i sorrisi falsi, le politiche interne, le manovre per fare sempre le scarpe a tutti e in ogni modo immaginabile per guadagnare quei 50 centesimi in più di miseria - è solo fuffa. 

A 10 anni da allora, potendo parlare alla me di quel tempo, le direi: "Vai avanti! Perché sai scrivere molto meglio di quello che pensi e puoi farlo in un modo che ancora non immagini".

Ora sto immaginando quel modo.

Commenti

Ti potrebbero interessare anche:

Related Posts Plugin for WordPress, Blogger...

Post popolari in questo blog

Quando a casa mia sono arrivate le rondini del commissario Ricciardi...

Prima
- Hai visto che sta per arrivare? (segue sguardo cospiratore) - Eh sì (sguardo di intesa). Ho iniziato a vedere se trovo la trama, ma niente. On line non c'è ancora niente. - Io ho letto da qualche parte che sarà l'ultimo... - Noooooo! Ma come facciamo a stare senza! Ma come fa lui senza di lui... Non può essere, non ci credo! (lo guarda cercando consolazione) - Guarda che prima o poi 'sta storia deve finire, non è che può andare avanti in eterno. - Sì, sì, lo so... ma non adesso. Adesso io non sono pronta ancora. - Comunque io ti volevo solo dire che sta per arrivare, quindi mettiti in condizione... - Eh stavolta non lo so se ce la faccio. Sono cambiate un sacco di cose dall'ultima volta... (scuote la testa, con poca convinzione)
Dopo
- No, tu devi fare veloce perché io devo parlarne con te!!! (mostra segni di evidente nervosismo) - Io questo posso fare, e questo faccio!  - A che sei arrivata? - ... - Sì, ma che idea ti stai facendo?! - Ci devo pensare. (una mala …

Segnalazione: Non basta dirmi ti amo di Daniela Volonté

Non basta dirmi ti amo Daniela Volonté Newton Compton Editori dal 9 novembre in libreria

Durante le feste, l’aeroporto JFK di New York è persino più affollato del solito. A causa delle abbondanti nevicate, poi, tutti gli aerei sono in ritardo, compreso quello che dovrebbe riportare Beatrice in Italia. Durante l’interminabile attesa, un passeggero ha un infarto e Beatrice si ritrova a soccorrerlo tempestivamente con l’aiuto di un uomo con una cicatrice sul viso. Si chiama Callan ed è di origine inglese. Seppure per poco, l’intensità di quei momenti li ha avvicinati, ma l’annuncio dei voli richiama entrambi alle proprie vite e Beatrice torna in Italia dal fidanzato, Matthias, che ha in serbo per lei un’inaspettata proposta di matrimonio. I preparativi la inghiottono, insieme ai conflitti con l’ingombrante suocera e con suo fratello, che non vede di buon occhio le nozze. Beatrice ha quasi dimenticato l’episodio all’aeroporto, quando riceve il messaggio di Richard, l’uomo che ha salvato: ha…