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Sento la neve cadere di Domenico Infante


Mi ha gettato nel fango:
son diventato polvere e cenere.
Io grido a te, ma tu non mi rispondi,
insisto, ma tu non mi dai retta.
Tu sei un duro avversario verso di me
e con la forza delle tue mani mi perseguiti;
mi sollevi e mi poni a cavallo del vento
e mi fai sballottare dalla bufera.
Il libro di Giobbe

Mi piacciono le storie che parlano di un tempo lontano, con tutti i gesti che denotano quella sicurezza e quell'esperienza che, mi pare, oggi sia andata persa.
Mi piacciono quelle storie che in qualche modo mi richiamano i colori dei racconti dei miei nonni, e, non so perché, ma sono sempre colori caldi, più vividi che se li avessi davanti agli occhi in questo momento.
Mi piacciono le storie che narrano di incastri tra la sorte e gli uomini, di un destino più grande di qualsiasi progetto umano: mi sembra di sbirciare nel futuro dei personaggi e, nelle avversità, vorrei dire loro di non preoccuparsi, che tutto si sistemerà, che il disegno del destino ha in serbo grandi cose per loro.
Mi piacciono le storie in cui tutto, alla fine, risulta finalizzato ad uno scopo, perché, in un presente così incerto, vorrei ancora credere che ci sia uno scopo alle nostre azioni (spesso) senza bussola.


Quando nasce Esilio, è come se qualcuno avesse preso in mano la penna della sorte e avesse iniziato a scrivere una storia. Non lo sa Esilio, non lo sa la sua famiglia - che voleva chiamarlo Ersilio - e non lo sappiamo noi lettori di "Sento la neve cadere" di Domenico Infante (Scrittura & Scritture).
La famiglia Salvati vive a Petralia, in Sicilia, da sempre. Le radici di Salvatore, di suo padre prima e di suo nonno prima ancora, sono testimoniate da alberi di ulivo contorti e forti come tutte le vicende che li hanno sfiorati.
Esilio cresce con valori forti che si insediano saldamente in un animo generoso e leale.

Infante prende per mano il lettore e lo porta in giro per Petralia e, quando si incrocia qualcuno di particolare, sussurra la storia all'orecchio e sembra di averlo proprio davanti agli occhi. Ogni personaggio ha una storia che viene inserita, come un anello, nella catena degli eventi del libro.
Esilio cresce con valori forti che si insediano saldamente in un animo generoso e leale. La sua vita segue regole antiche che forniscono risposte universali: l'amore dei genitori, l'amicizia, il lavoro onesto, la lealtà verso i propri principi. Quando il dubbio si insinua nell'animo di Esilio, in base a quelle regole, lui cerca di trovare una risposta e, pure se quella risposta gli dice qualcosa che non si aspettava, la accetta senza combatterla.
Poi, tutto ad un tratto, la Storia - quella con la lettera maiuscola - entra nella quieta esistenza di Petralia e in quella di Esilio ed è come se dei lupi irrompessero nella tranquillità del pascolo.

Domenico Infante traccia una storia familiare che ha il sapore delle grandi saghe di un tempo. I personaggi e i sentimenti sono come scolpiti nel legno, nella pietra, battuti dai venti e dalle intemperie più crudeli, eppure immoti.
Infante - che per la casa editrice napoletana ha già pubblicato "Vento e sabbia", "Novanta minuti" e "Cronache del vicolo" - ci mostra un'epoca che non esiste più e, alla fine, vorremmo saperne ancora.

La neve non si sente cadere.
Segue un ritmo antico, incomprensibile agli uomini.
Come il destino.
Chi la sente cadere, sente la mano del destino che traccia le sue forme, anch'esse, spesso, incomprensibili.

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