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Se Steve Jobs fosse nato a Napoli sarebbe stato un terrone a zonzo!


Se alleniamo tutti calciatori eccellenti e poi, quando sono pronti a giocare, li mandiamo a giocare altrove, chi resta?
Questo il quesito provocatorio lanciato alla platea degli alunni dell'Istituto Superiore "F. Degni" che hanno assistito all'incontro con il giornalista Antonio Menna, autore di "Tre terroni a zonzo" (Sperling & Kupfer).
L'interessante dibattito ha aperto la due giorni del 2° convegno "Per il Rilancio" organizzato dall'associazione "Per il Rilancio di Torre del Greco", a cui parteciperanno, tra oggi pomeriggio e domani mattina, la scrittrice Giuliana Covella con il suo libro "Fiore...come me" e gli autori di "Tra due giorni è già Natale".


Antonio Menna è anche l'autore del libro "Se Steve Jobs fosse nato a Napoli" (Sperling & Kupfer) dove racconta le vicende di Stefano Lavori e Stefano Vozzini che, in un garage dei Quartieri Spagnoli, vogliono avviare e vendere uno straordinario computer.
Che differenza c'è tra Steve Jobs e Steve Wozniak e i nostri conterranei?
Apple, Google e Facebook sono stati creati da ragazzi di meno di 25 anni, che hanno cambiato il mondo e la loro vita. Un ragazzo di meno di 25 anni, in Italia, è considerato poco più di un bambino. Vi chiederete perché lì è possibile e qui no. Non è che lì sono più intelligenti o brillanti. Il cervello lo abbiamo anche noi. E allora qual è la differenza? Le condizioni ambientali, tutto quello che sta attorno a questi ragazzi.
In fondo, Jobs e Wozniak sono figli di immigrati siriani e polacchi, rispettivamente, ma a Palo Alto qualcuno ha voluto ascoltare la loro idea e scommettere su di loro. Qui da noi, probabilmente - e tristemente - sarebbero solo figli di immigrati...

In Italia, esiste un unico soggetto che ascolta e dà fiducia ai giovani: la famiglia. "Chi ha una famiglia più forte alle spalle, è più fortunato. Mentre in alcuni casi, è la stessa famiglia ad aver bisogno di aiuto - magari c'è qualcuno che perde il lavoro - e allora zoppica anche il giovane che vi si appoggia. Ed è un peccato perché così perdiamo molte ricchezze" ha sottolineato ancora Menna.

Ai giovani che hanno partecipato con le loro esperienze, Antonio Menna ha dato un consiglio:
La collettività deve sostenere chi vuole cambiare. Ognuno di noi è bravo a fare qualcosa, basta solo riconoscerlo, perché il talento porta al successo. E se vi accorgete che questo territorio non vi merita, andate via. Lo so che bisogna spingere i giovani a restare, a lottare, ma non sempre è giusto. Perché la vostra vita merita di più di qualsiasi territorio. Andate a mettere a frutto il vostro talento dove viene apprezzato, dove merita, e poi tornate a dare uno schiaffo morale a chi vi ha rifiutato.
Un incontro illuminante.
E non solo per i ragazzi...

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