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Biblioteca vivente: ogni persona ha una storia da raccontare. Come un libro.


Anche quando ero piccola, mi piaceva ascoltare le storie.
Mia mamma mi racconta che passavo ore ed ore in braccio a mia zia che mi raccontava di tutto, favole, filastrocche, "i cunti e i fattarielli"
Credo che mi raccontasse pure i film, non so di preciso.

In quel momento, anche se poco più che in fasce, io ero in una biblioteca vivente.

Qualche tempo fa, girovagando in maniera matta e disperatissima sul web, mi sono imbattuta in questa meraviglia: il Living Library Italian Network.
Scusate la terribile ignoranza, ma io credevo che le biblioteche viventi esistessero solo nelle favole. O, al massimo, nei miei sogni. E invece no.

La prima Living Library - detta anche Human Library - è nata nel 2000 in Danimarca su proposta di Stop The Violence. In seguito ad un'aggressione a sfondo razzista, l'associazione pensò ad un modo diverso per far riflettere le persone. Così, cinque giovani danesi decisero di rispondere alla brutalità con il dialogo e, in occasione del Roskilde Festival - uno dei più grandi Festival musicali in Europa -, delle persone in carne e ossa si trasformarono in libri, ognuno con una storia da raccontare, attinente alla propria realtà e alle proprie esperienze, ad un lettore desideroso di conoscere mondi diversi.


Un'azione così semplice eppure così profonda, piena di significato e destinata a trasformarsi in una catena che abbraccia tutto il mondo, dall'Islanda, Norvegia, Olanda, Belgio, Romania, Austria, Slovenia, Portogallo fino all'Italia (Torino, Bologna, Ferrara, Terni, Modena, Treviso).

Durante gli incontri delle Biblioteche Viventi, i lettori scelgono la storia attraverso un titolo, non la persona che la racconta, proprio come se si trovassero davanti le schede di descrizione di un libro in una qualsiasi biblioteca. Dopodiché, il lettore si presenta al banco dei prestiti e richiede il proprio libro vivente. I bibliotecari registrano il prestito che dura più o meno una mezz'oretta e poi accompagnano il lettore alla storia scelta, alla postazione fisica del suo libro vivente.

Già Ray Bradbury nel mitico "Fahrenheit 451" aveva lanciato l'idea di salvare un libro "incorporandolo" in una persona, ma le biblioteche viventi vanno oltre. Custodiscono anche storie che nessuno mai ha scritto e che però sono affascinanti come quelle messe nero su bianco in un libro.

Perché la vita, qualsiasi vita, ha qualcosa che vale la pena di essere raccontata e di essere ascoltata.

You may say I'm a dreamer, but I'm not the only one... fortunatamente!


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