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Il malessere della domenica che porta a fare cose strane


Arriva un momento della domenica pomeriggio - più o meno a quest'ora - in cui mi rendo conto che è inutile che pensi di stare ancora nel pieno del weekend: è finito. O meglio, è finita.

Quando realizzo questo, inizia a serpeggiare nella stanza, si insinua sotto al divano su cui sono incollata - animale  finesettimanale modello centauro, metà donna metà divano - una sottile nebbiolina di un grigio indefinito. 
Avete presente quando, nel film "I Dieci Comandamenti" di Cecil DeMille, la morte arriva come una nuvola rasente il pavimento per fare strage dei primogeniti d'Egitto? Ecco, uguale.

La consapevolezza che il weekend è finito arriva serpeggiando e fa strage di tutti i possibili buoni propositi che abbia mai potuto pensare di realizzare in quei due giorni che dovrebbero essere all'insegna della vitalità ma anche del riposo, della tranquillità ma anche del divertimento, dell'amore ma anche dell'amicizia.

Si chiama Sunday Blues e arriva più o meno alle 16.13 della domenica pomeriggio, poi a volte col fuso orario, l'ora legale, oppure perché si scoccia pure lui, arriva con un po' di ritardo. Tipo a quest'ora.
E allora inizio a pensare spasmodicamente - procurandomi un bel carico di stress immotivato - a cosa potrei ancora fare per salvare il salvabile. Sì, insomma, per dire che questo fine settimana non è stato del tutto buttato.

E così, dopo essere schizzata per casa in preda all'adrenalina come la pallina impazzita di un flipper, con un sottofondo di lamenti che pur non volendo mi escono dalle labbra, inizio a fare cose strane.

Tipo:
  • dipingermi le unghie di rosso chiaro, poi prendere l'acetone e togliermi quello smalto volgarissimo (che pure ho cercato per giorni in tutte le profumerie della città) e mettermene uno di una tonalità (ma un millesimo di tonalità, va') più scura. Poi lavarmi le mani, sbrecciarmelo e togliermi di nuovo tutto. Tanto se me lo fossi messo venerdì sera, a quest'ora me lo sarei dovuto togliere lo stesso, no? Quindi tutto torna.
  • cercare siti di fai da te per lavoretti di Natale, perché ormai è ora, no? Dopo aver trovato e salvato tutti i possibili manufatti che potrei ingegnarmi a fare nelle prossime settimane, rileggo e mi accorgo che non è mai possibile che riesca a trovare una specie di cementina colorata e sbirluccicosa con cui ricoprire dei piccoli tronchetti di pino (dove avevo intenzione di trovarli, nel bosco?!) da scolpire a forma di elfo. Cancello tutto e mi accontento di disegnare gufetti sui rotoli della carta igienica.
  • spulciare gli appunti che ho sparso in mille cartelle del computer cercando nuovi spunti per post e racconti. E non trovare niente nel posto dove credevo che dovesse essere. Così, mi scoccio e tolgo di mezzo.
  • progettare il menù per tutta la settimana cercando di moltiplicare: una scatoletta di tonno + una scatoletta di mais + carote + spinaci + una lattina di fagioli bianchi +  due petti di pollo + due filetti di un pesce non meglio identificato. Ovviamente, ho già calcolato anche i menù di McDonald e di Burger King che non si rovinano nel trasporto fino a casa.
Ah, dimenticavo.
Scrivere post come questo.


Le mie creazioni: da sinistra, Guf-Urlo, Gufo Ufo e Gufo Stufo.

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