Passa ai contenuti principali

L'ombra del bosco scarno di Massimo Rossi: il romanzo del buio segreto nell'anima


Come si sceglie un libro?
Me lo sono chiesta molte volte e tantissimi esperti hanno cercato di dare una loro versione. 
Ma, secondo me, la verità è che un libro si sceglie per un particolare, riconosciuto a livello conscio o inconscio, ma è sempre e solo un particolare.

E' successo così che io scegliessi "fortissimamente", oserei aggiungere, "L'ombra del bosco scarno" di Massimo Rossi, edito dalla casa editrice Scrittura & Scritture.
Tutto è partito dalla visione del booktrailer (che trovate in fondo a questo post): c'è da premettere che io sono una fifona esagerata e, pure per alcuni trailer che trasmettono al cinema prima delle proiezioni, stritolo il braccio di chi mi è vicino con l'altra mano sugli occhi. Ma più che avere paura delle scene cruente, è il sottile insinuarsi di allusioni e ipotesi del male quello che mi terrorizza.
Materia per il noir, insomma, nella sua accezione più pura, quella derivante dalla letteratura gotica inglese del 18esimo e 19esimo secolo, e non come è inteso per la maggior parte oggi, alla maniera americana dell'hardboiled.

Ecco, il booktrailer di "L'ombra del bosco scarno" è puro noir nel senso di gotico. E il romanzo non è da meno.
Fin dall'incipit, si è colti da un senso di disagio, lo stesso che "cola addosso" - una bellissima immagine che Rossi regala al lettore - a Don Basilius, il parroco della chiesa di San Mathias, la chiesa attorno a cui ruota la vita degli abitanti della valle chiamata appunto "la casa del santo Mathias".

La valle potrebbe trovarsi in Trentino, ma non è molto importante conoscere il luogo geografico preciso della storia. Basta sapere che le montagne che circondano la valle hanno isolato all'interno "qualcosa", un germe che non si riesce ad estirpare perchè non si conosce e che, per questo, continua a nutrirsi indisturbato dell'anima dei valligiani.

Se fin dalle prima pagine vi sentirete immersi in una nebbiolina insistente che non sapete bene da dove viene, e che per questo non riuscite a mandare via, sappiate che è quel "qualcosa" che non riuscite a decifrare - almeno fino alle ultime pagine del libro -, ma che avvertite chiaramente per i lievi brividi che vi trasmette sotto pelle.

Nella valle c'è un segreto e ve ne accorgerete da subito: tutti gli uomini adulti indossano un anello d'oro con le iniziali S M. Ma è un segreto che sanno tutti: l'anello è il simbolo di appartenenza all'Adunanza, una comunità nella comunità che, periodicamente, si riunisce sotto la chiesa di San Mathias per discutere degli equilibri della valle.


Pian piano, Massimo Rossi ci svela che non è l'unico segreto esistente nella valle, ma che anzi "ci sono più segreti che vacche al pascolo", e quelli sì che non li conosce nessuno. O quasi.
La scomparsa di un bambino ospite della famiglia Baumann e il suo ritrovamento in condizioni misteriose, portano nella valle la psicologa Helena Ziegler che dovrebbe aiutare il bambino a ricostruire la giornata della sparizione, rimossa dopo uno shock molto forte ma che non si riesce ancora ad identificare.
Ma Helena è stata mandata nella valle per fare molto di più, dal momento che è un'ex poliziotto...

"L'ombra del bosco scarno" è un romanzo noir che vi catturerà fin dalle prime pagine, perché vi renderete conto che quell'insistente nebbiolina, in realtà, è nella vostra testa e avrà la consistenza delle vostre più intime paure.

La scrittura di Massimo Rossi - ingegnere veneto convinto che "non sempre tutto è così come appare agli sguardi sopiti della gente e così la penna diventa uno strumento per provare a scrivere una realtà in cui non sempre i buoni e i cattivi sono come appaiono agli occhi dei più" - scorre via veloce e sembra che gli risulti facile e naturale mettere parole sulla carta, così come ai suoi personaggi viene naturale camminare su per gli irti sentieri di montagna.

Un libro che mi ha fatto riflettere e sperare che, pure per le cose che sembrano più oscure e insolute, ci possa essere uno scioglimento finale che sa di luce.

Commenti

Ti potrebbero interessare anche:

Related Posts Plugin for WordPress, Blogger...

Post popolari in questo blog

Recensione: Cosa ho fatto per amore di Susan Elizabeth Phillips

Scrivere romance è un'arte, così come leggerlo. A parte alcune eccellenti eccezioni, è difficile leggere qualcosa che sia veramente nuovo, scritto in maniera originale e che non abbia nessun dettaglio fuori posto.
Per me Susan Elizabeth Phillips è l'eccezione che mette in pace la mia voglia di leggere romance. In ogni storia, i dettagli sono sempre ben studiati e nemmeno una virgola mi provoca quel brivido di fastidio che a volte mi danno certi libri che si pregiano di chiamarsi romance.
"Cosa ho fatto per amore" è l'ultimo arrivato in casa Leggereditore e va a colmare la mancanza che iniziavo a sentire di una nuova storia della scrittrice americana. Fermo restando che, anche così, rileggo a periodi alterni i vecchi libri [è una malattia, lo so].
Ma veniamo al puzzle perfetto costruito dalla SEP: la trama. Georgie York è stata la star bambina di una delle sit-com più amate d'America, tutti la adoravano, dagli sceneggiatori alla troupe, dai registi ai manovali…

Segnalazione: Chef per amore, la nuova collana Leggereditore

Simone Rugiati, chef e conduttore di Cuochi e Fiamme, presenta la collana di romanzi Chef per amore. Con ricette inedite e ampiamente descritte, ci racconta come conquistare un amore a suon di forchetta e coltello, pentole e genialità. Sei autrici lo accompagneranno in una serie lunga come una cena di sei portate, attraverso l’Italia e in sei regioni diverse.
Un bacio, mille sapori  Miranda Nobile
Bea, trent’anni, lavora nel marketing di una casa editrice milanese. Come una moderna Cenerentola, vive in una minuscola mansarda di un palazzo in centro e ogni giorno sale e scende cento gradini. Tra un impiego che non la entusiasma e una relazione d’amore che non decolla, non ama più nemmeno la città in cui vive e trova pace solo nelle brevi e intense fughe nella vecchia casa di famiglia sulle colline di Bergamo. È il suo rifugio, dove va per riflettere e ricordare la nonna cucinando, senza troppo successo, i piatti che lei le preparava. In una delle sue fughe si imbatte casualmente in un uo…