Passa ai contenuti principali

La Ballata delle contraddizioni di François Villon



Muoio di sete vicino alla fontana,
caldo come il fuoco tremo verga a verga,
nel mio paese sono in terra lontana,
presso il braciere tremo tutto ardente,
nudo come un verme, vesto da presidente,
rido piangendo e attendo senza speme,
mi riconforto in triste disperare,
mi rallegro e non ho alcun piacere,
sono potente senza forza nè potere,
ben ricevuto, da tutti rifiutato.

Niente mi è certo se non cosa incerta,
oscuro se non ciò che è evidente,
non nutro dubbi se non su cosa certa,
la scienza reputo un fortuito accidente,
guadagno sempre e sempre son perdente,
dico al mattino: "Dio vi dia la buona sera",
giaccio sul dorso e ho paura di cadere,
ho quanto basta e non possiedo un soldo,
conto su un lascito e non sono erede,
ben ricevuto, da tutti rifiutato.

Commenti

Ti potrebbero interessare anche:

Related Posts Plugin for WordPress, Blogger...

Post popolari in questo blog

Recensione: Il purgatorio dell'angelo di Maurizio de Giovanni

Ogni volta che viene pubblicato un nuovo libro di Maurizio de Giovanni, attorno alla storia fiorisce sempre un affetto difficilmente descrivibile.
Da quando nel 2007 è uscito il primo libro del commissario Ricciardi, l'amore per questo personaggio e per le sue vicende nella Napoli degli anni '30 è andato crescendo a dismisura.
"Il purgatorio dell'angelo. Confessioni per il commissario Ricciardi" [Einaudi] è stato annunciato come il penultimo capitolo della serie e non c'è verso di farsene una ragione.
Al contrario, adesso si cerca di gustarsi ogni pagina con ancora più trasporto.
Io sono nel gruppo degli inconsolabili ma la trama è strutturata in maniera tale da guidare il lettore verso una naturale conclusione.

In questo libro siamo a maggio e a Napoli avviene un delitto che tocca quello che è da tutti considerato un angelo: padre Angelo De Lillo viene trovato morto su una scogliera a Posillipo, poco lontano dal convento dei gesuiti dove vive e insegna. Se t…

Recensione: Il tavolo del faraone di Georgette Heyer

Georgette Heyer per me, finora, era solo una leggenda di cui avevo letto pochi capitoli in giro. Una mia inammissibile mancanza, lo confesso. Finora. "Il tavolo del faraone" [Astoria] - il titolo originale è Faro's Daughter - è il mio battesimo Heyer e, da amante del romance storico, non potrei essere più entusiasta. C'è tutto: l'ambientazione in Inghilterra durante il periodo della Reggenza, la nobiltà dei personaggi, gli equivoci, l'ironia, lo spirito arguto dei dialoghi.  Devo riconoscere alla traduttrice Anna Luisa Zazo l'enorme merito di aver conservato tutte queste caratteristiche heyeriane, perché vi assicuro che non è per niente facile riportare in un'altra lingua dei tratti così particolari di una storia che, in definitiva, la rendono il capolavoro che è.
Mi sono trovata, così, immersa completamente nelle vicende che hanno costretto Deborah Grantham a lavorare in una casa da gioco tenuta, suo malgrado, dalla zia, Eliza Bellingham. È nella casa…