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Ruzzle fa impazzire tutti, ma c'è chi dice no!


Un tempo c'erano i crucipuzzle, poi è arrivato il sudoku. Tutto passato, tutto dimenticato. Ora è Ruzzle a tenere in mano la tensione competitiva degli italiani.

Cos'è Ruzzle? E' un gioco a metà tra il crucipuzzle e lo Scarabeo, solo che non ci sono definizioni a cui rispondere e non c'è l'obbligo di comporre parole con un significato reale. Per esempio, se componete "tio" vi dà dei punti. Qualcuno sa cosa significa "tio" in italiano? In spagnolo significa "zio" ma quanti ruzzle-maniaci lo sapranno? Vabbè.

Vedi gente che, prima dimenticava persino di avere un cellulare in borsa e ora, appena distogli lo sguardo, lo afferra e si mette a giocare a Ruzzle. Persone che prima elemosinavano una pausa dal lavoro per fumare avidamente una sigaretta e ora invece lo fanno per giocare a Ruzzle. Ok, meglio il giochino che la sigaretta, ma il punto non è questo.

La mania ormai dilaga in ogni dove, si è impadronita di tutti gli strati sociali e intellettuali. Ma. C'è un ma.
Da qualche giorno - in concomitanza con il picco del virus Ruzzle - su Facebook molti miei contatti postano lo stesso status: "Ruzzle, non mi avrai mai!". Uguale. Non cambia niente, né la virgola né il punto esclamativo finale. Come se si fossero messi tutti d'accordo.

Oltre Ruzzle, tra gli pseudo-intellettualoidi impazza la moda di dissociarsi. A prescindere. Che poi, dire "non mi avrai mai" sembra quasi che il giochino sia effettivamente un'entità animata che, senza che tu te ne accorga, di notte, entra dalla finestra e si impadronisce di te. Le fobie degli pseudo-intellettualoidi sono pazzesche, guardate. Io direi che questo dissociarsi ad ogni costo è un pò un riconoscere l'effettiva attrazione per il gioco, ma loro sicuramente non lo ammetteranno mai. Hanno una reputazione da mantenere, anche su Facebook dove più ci si dissocia e più ci si sente in pace con la coscienza. Vabbè.

E io? Io non ho un cellulare che supporta Ruzzle e l'ho scoperto prima sul web - come mania, appunto - e poi dal vivo. Mia sorella - che tecnologicamente è al passo con tutte le manie possibili e immaginabili - mi ha fatto scoprire Ruzzle. Non pensate che si sia offerta generosamente di farmi provare un giochino nuovo sul suo cellulare fiammante. No, non sia mai! Semplicemente, conoscendo la mia passione per le parole in libertà - è quella la mia mania, confesso! -  voleva vedere quanti punti riuscivo a totalizzare inventandomi chissà quale termine con un numero limitatissimo di lettere. E sono stata contagiata.

In realtà, chi mi conosce bene sa che, da sempre, io gioco a Ruzzle inventando parole che non hanno una reale corrispondenza nei dizionari accreditati, ma che, in compenso, descrivono situazioni che in altro modo non potrebbero essere descritte. Ovviamente non lo chiamavo Ruzzle. Non lo chiamavo in nessun modo, ma ora il termine c'è. Ruzzle mentale.

E voi? Siete nel vortice del gioco oppure resistete stoicamente?


P.S.: Il nome Ruzzle non ha un significato specifico, ma nasce dall'unione  del verbo inglese to rumble, che significa scoprire e che era il nome iniziale del gioco + la parola puzzle. Rumble significa anche brontolare e potrebbe raccogliere il brontolio degli intellettualoidi che protestano. A proposito, si rumoreggia (ancora rumble!) che Gerry Scotti voglia portare il Ruzzle in tv per un nuovo quiz... vabbè!



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