Passa ai contenuti principali

La biblioteca: un luogo per i libri, ma più ancora per i lettori


Quando ero piccola giocavo con i libri che trovavo in casa e mi divertivo a segnare dentro la copertina di ogni libro, con una matita, la materia e il posto dove lo riponevo. Un primo rudimentale sistema di catalogazione per la mia biblioteca casalinga.
Senza saperlo ho portato dentro di me il germe di questa passione/ossessione per le biblioteche, fin quando poi, all'università non è esplosa.

Ricordo con infinito piacere le giornate passate alla Biblioteca Nazionale di Napoli, sia nella parte più grande che nella Sezione Americana "J.F. Kennedy" dove ho fatto la maggior parte delle ricerche per la mia tesi in letteratura anglo-americana. 
Probabilmente ero l'unica che, dovendo aspettare che gli addetti alla biblioteca andassero a prendere i libri, non si è mai annoiata. Certo, forse la location della Biblioteca Nazionale di Napoli aiuta parecchio - un'ala del Palazzo Reale a Piazza Plebiscito - e gli affreschi sugli enormi soffitti a volta sono un piacevole passatempo. Ma c'era di più.
A volte, poi, mi aggiravo tra gli scaffali di legno lavorato dove sono conservati i libri più antichi, protetti da vetri o da reti di ferro, perchè non si possono toccare - forse non si possono nemmeno consultare, non saprei di preciso - ma a me piaceva comunque leggerne i titoli e gli autori. Tanto per sognare i tempi in cui quei libri antichi erano nuove uscite, tipo due secoli fa o giù di lì.

Da qualche tempo, su Facebook e in giro per il web circolano immagini di biblioteche che più biblioteche non ce n'è. L'ultimo articolo che ho letto fa una classifica delle dieci città dove gli amanti dei libri non possono proprio mancare di andare, ma io avrei aggiunto anche New York.

Oltre alla storica NY Public Library, ci sono anche tante piccole biblioteche, ognuna interessante a suo modo e con dei piccoli tesori da scoprire. A proposito di tesori, più avanti vi parlerò anche delle meravigliose librerie che ho scoperto perdendomi per alcune strade della Grande Mela.

Indovinate? Ironia della sorte vivo in una città senza biblioteca. O meglio, la biblioteca c'è - per l'amor di Dio, non è che domani viene l'Amministrazione Comunale a leggere il mio blog (certo, certo!) e si inalbera - ma una volta è chiusa, poi è aperta dalle 13 alle 13.02, poi per entrare ci vuole il pass firmato da Giacomo Leopardi, poi no, Giacomo Leopardi non dà pass a nessuno e allora si entra liberamente, dopo aver superato l'interrogatorio del guardiano e del custode. E vabbè.

Poi dice che uno ha sempre fame di biblioteche... un motivo ci sarà, no?


P.S.: In compenso, da qualche tempo è stata istituita Biblioshare a cura di giovani volenterosi che vogliono cercare di dare una mano ai lettori appassionati... e anche agli ossessionati, come me!

P.p.S: Quella nella foto è la Livraria Lello e Irmão a Oporto, in Portogallo. Una succursale del Paese delle Meraviglie, a parer mio...




Commenti

Ti potrebbero interessare anche:

Related Posts Plugin for WordPress, Blogger...

Post popolari in questo blog

Recensione: Il purgatorio dell'angelo di Maurizio de Giovanni

Ogni volta che viene pubblicato un nuovo libro di Maurizio de Giovanni, attorno alla storia fiorisce sempre un affetto difficilmente descrivibile.
Da quando nel 2007 è uscito il primo libro del commissario Ricciardi, l'amore per questo personaggio e per le sue vicende nella Napoli degli anni '30 è andato crescendo a dismisura.
"Il purgatorio dell'angelo. Confessioni per il commissario Ricciardi" [Einaudi] è stato annunciato come il penultimo capitolo della serie e non c'è verso di farsene una ragione.
Al contrario, adesso si cerca di gustarsi ogni pagina con ancora più trasporto.
Io sono nel gruppo degli inconsolabili ma la trama è strutturata in maniera tale da guidare il lettore verso una naturale conclusione.

In questo libro siamo a maggio e a Napoli avviene un delitto che tocca quello che è da tutti considerato un angelo: padre Angelo De Lillo viene trovato morto su una scogliera a Posillipo, poco lontano dal convento dei gesuiti dove vive e insegna. Se t…

Recensione: Il tavolo del faraone di Georgette Heyer

Georgette Heyer per me, finora, era solo una leggenda di cui avevo letto pochi capitoli in giro. Una mia inammissibile mancanza, lo confesso. Finora. "Il tavolo del faraone" [Astoria] - il titolo originale è Faro's Daughter - è il mio battesimo Heyer e, da amante del romance storico, non potrei essere più entusiasta. C'è tutto: l'ambientazione in Inghilterra durante il periodo della Reggenza, la nobiltà dei personaggi, gli equivoci, l'ironia, lo spirito arguto dei dialoghi.  Devo riconoscere alla traduttrice Anna Luisa Zazo l'enorme merito di aver conservato tutte queste caratteristiche heyeriane, perché vi assicuro che non è per niente facile riportare in un'altra lingua dei tratti così particolari di una storia che, in definitiva, la rendono il capolavoro che è.
Mi sono trovata, così, immersa completamente nelle vicende che hanno costretto Deborah Grantham a lavorare in una casa da gioco tenuta, suo malgrado, dalla zia, Eliza Bellingham. È nella casa…