Passa ai contenuti principali

Buona domenica... e lasciatemelo dire!

Buona domenica. No, non sto parlando del programma televisivo, per l'amor di Dio, lasciamo stare... Mi riferisco proprio all'augurio che ci si scambia nel giorno che segna lo stacco della settimana. "Il giorno del Signore" avrebbe detto mia nonna.

Sinceramente è un'abitudine, quella di augurare "buona domenica", in cui non ci vedo niente di particolarmente strano. O almeno, non ci vedevo niente di strano. Fin quando un amico mi ha fatto notare che è una cosa dell'altro secolo.
Passata la prima perplessità, ho iniziato a notare dove si dice ancora "buona domenica" e, in effetti, ho visto che si dice: 1. fuori alle chiese in uscita dalla messa; 2. nelle crocchie di pensionati fuori alla posta; 3. in ambienti dove la domenica è ancora domenica e non la fine del weekend.

Voi pensatela come volete: pure se può sembrare una cosa da vecchi, chissà perchè a me piace dirlo, mi piace augurarlo.
E oggi è domenica, quindi... Vi auguro BUONA DOMENICA con una delle opere di Dalì che da sempre - da quando ce l'avevo nell'antologia di italiano della prima media - non smette di affascinarmi e incuriosirmi coi suoi orologi molli e che in seguito ho scoperto chiamarsi "La persistenza della memoria". Buona domenica a tutti! ;-)

Commenti

  1. A me piacciono in generale gli auguri di un qualche cosa di buono, quindi anche "buona domenica".
    Buona domenica
    Eleonora ;)

    Ps mi stai quasi facendo tornare la voglia di riscrivere per un blog che non sia di cronaca

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Buona domenica anche a te! E se è stata una domenica che ti ha fatto tornare la voglia di scrivere, in qualsiasi modo, secondo me è stata una splendida domenica! ;)

      Elimina

Posta un commento

Ti potrebbero interessare anche:

Related Posts Plugin for WordPress, Blogger...

Post popolari in questo blog

Recensione: Il purgatorio dell'angelo di Maurizio de Giovanni

Ogni volta che viene pubblicato un nuovo libro di Maurizio de Giovanni, attorno alla storia fiorisce sempre un affetto difficilmente descrivibile.
Da quando nel 2007 è uscito il primo libro del commissario Ricciardi, l'amore per questo personaggio e per le sue vicende nella Napoli degli anni '30 è andato crescendo a dismisura.
"Il purgatorio dell'angelo. Confessioni per il commissario Ricciardi" [Einaudi] è stato annunciato come il penultimo capitolo della serie e non c'è verso di farsene una ragione.
Al contrario, adesso si cerca di gustarsi ogni pagina con ancora più trasporto.
Io sono nel gruppo degli inconsolabili ma la trama è strutturata in maniera tale da guidare il lettore verso una naturale conclusione.

In questo libro siamo a maggio e a Napoli avviene un delitto che tocca quello che è da tutti considerato un angelo: padre Angelo De Lillo viene trovato morto su una scogliera a Posillipo, poco lontano dal convento dei gesuiti dove vive e insegna. Se t…

Recensione: Il tavolo del faraone di Georgette Heyer

Georgette Heyer per me, finora, era solo una leggenda di cui avevo letto pochi capitoli in giro. Una mia inammissibile mancanza, lo confesso. Finora. "Il tavolo del faraone" [Astoria] - il titolo originale è Faro's Daughter - è il mio battesimo Heyer e, da amante del romance storico, non potrei essere più entusiasta. C'è tutto: l'ambientazione in Inghilterra durante il periodo della Reggenza, la nobiltà dei personaggi, gli equivoci, l'ironia, lo spirito arguto dei dialoghi.  Devo riconoscere alla traduttrice Anna Luisa Zazo l'enorme merito di aver conservato tutte queste caratteristiche heyeriane, perché vi assicuro che non è per niente facile riportare in un'altra lingua dei tratti così particolari di una storia che, in definitiva, la rendono il capolavoro che è.
Mi sono trovata, così, immersa completamente nelle vicende che hanno costretto Deborah Grantham a lavorare in una casa da gioco tenuta, suo malgrado, dalla zia, Eliza Bellingham. È nella casa…